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domenica, 5 Febbraio 2023

Sant’Anna dei Lombardi e i suoi misteri

Simbolo e testimonianza del rinascimento toscano a Napoli, la chiesa Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi, conosciuta anche come Santa Maria di Monteoliveto, racchiude preziosi beni artistico-culturali, ad opera di Giorgio Vasari, Benedetto da Maiano, e Antonio Rossellino.

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Fondata nel 1411 da Gurello Origlia protonotario del re Ladislao di Durazzo detto il Magnanimo, il quale promosse la costruzione della Chiesa e la affidò ai padri olivetani. I lavori, successivamente furono sottoposti all’idea di ampliamento voluta dal re Alfonso I, diventando uno dei complessi monumentali di spicco della corte aragonose. Segni del connubio felice dell’arte napoletana e quella toscana sono la cappella Piccolomini e Mastrogiudice – Correale, che conservano opere di Antonio Rossellino e Benedetto da Maiano. Della Cappella Piccolomini, è stato conservato il sepolcro della moglie di Piccolomini deceduta a soli 20 anni.

Sant’Anna dei Lombardi è certamente simbolo di un forte legame tra Napoli e la Toscana dato che a quel tempo nella città partenopea era assai prolifico un nucleo di artigiani e banchieri fiorentini; gli stessi Antonio Rossellino e il sopracitato Benedetto da Baiano che lavorarono alla decorazione della cappella, furono foraggiati dalla famigerata famiglia Strozzi.

Alla fine del ‘ 700 la struttura della Chiesa fu oggetto di ritrasformazione da parte di Gaetano Sacco e nel 1798 re Ferdinando I allontanò i padri olivetani, sicché l’arciconfraternita dei Lombardi profittando dell’inagibilità della Chiesa in cui alloggiavano, si spostarono a Monteoliveto, evolvendo così nella Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi nel 1801.

 Un tesoro da scoprire: La sagrestia Vecchia

Uno dei tesori che rendono ancor più preziosa la Chiesa è la Sagrestia Vecchia, che un tempo ospitava il refettorio, ad opera di Giorgio Vasari.

Quest’ultimo, nel breve soggiorno nel capoluogo campano, ricevette molteplici commissioni da parte di nobili, ordini religiosi e soprattutto dal vicerè Don Pedro da Toledo, portando in questo modo lo splendore del manierismo toscano anche a Napoli.

Inizialmente Vasari fu restìo dall’accettare la decorazione del refettorio, data l’architettura gotica e l’atmosfera cupa diffusa al suo interno che non permetteva all’artista di mettere in luce il suo stile. Decise però di lavorarci, adattando il contesto alle proprie esigenze artistiche conferendo quindi più luminosità all’ambiente.

L’adorazione dei pastori caratterizza tutta la controfacciata della Sagrestia realizzata da un discepolo di Vasari; gli affreschi  del  Vasari invece campeggiano per tutta la navata, divisa in quadranti ciascuno dedicati alla Fede, all’Eternità e alla Religione.

L’intero ciclo è impreziosito da mobili secenteschi decorati con tarsie lignee lavorate da Fra Giovanni da Verona, le quali raccontano artisticamente la quotidianità della vita olivetana, animali, strumenti musicali e vite dei santi dello stesso ordine.

Nella parte retrostante l’altare, campeggia una tela raffigurante San Carlo Borromeo, ad opera di Girolamo d’Arena. E continuando, ai lati, troviamo le due tele raffiguranti la Vergine sulla destra e San Michele Arcangelo a sinistra.

Una struttura architettonica che affascina per i suoi misteri e innumerevoli simboli raffiguranti donne procaci, volte a trasmettere messaggi di abbondanza, pazienza e fertilità. Un viaggio artistico che lega inevitabilmente due culture che hanno inciso un profondo solco nella cultura nazionale e internazionale.

 

 

 

 

 

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