Sanremo, tra sacre svestizioni e polemiche

Innegabile che la ‘ sacra svestizione’ di Achille Lauro alla seconda serata del Festival di Sanremo, abbia lasciato tutti a bocca aperta.

Nel bene e nel male.

Lauro è sceso dalla famosa scalinata del Festival, avvolto da un manto nero in velluto, con decori dorati, allacciato da un unico filo d’oro. Scalzo ed etereo. E quando la performance è entrata nel vivo, ha lasciato tutti basiti, spogliandosi davanti al pubblico dell’Ariston, restando in tutina aderente e glitterata firmata Gucci.

Polemiche e critiche non si sono fatte di certo attendere. Ma il cantante romano, ha  dato subito dopo, profonde spiegazioni sul gesto considerato ” un po’ troppo sopra le righe”. Già prima dell’esibizione a Sanremo, Achille preparava  i suoi fans, a qualcosa di misterioso e allo stesso tempo, ” destabilizzante” da portare al Festival, attraverso gli aggiornamenti Instagram che facevano riferimento ad un Santo in particolare : San Francesco d’Assisi.

 

Ebbene quella andata in scena è il celebre affresco attribuito probabilmente  a Giotto in una delle storie di San Francesco della Basilica Superiore, in Assisi. Considerato in effetti il momento clou della vita del Santo: il momento dell’abbandono della vita mondana, di tutti i beni materiali per vocarsi alla solidarietà, dalla parte degli ultimi.

Una ‘svestizione’ che ha letteralmente fatto esplodere social e pubblico presente, scisso in chi ha adorato l’atto provocatorio e chi invece non ha per niente apprezzato. Certo è che la performance sarà ricordata da tutti.

De Marinis però non è mai domo. E la sua ” Me ne frego” è l’inno che accompagna tutto il suo progetto artistico portato all’Ariston , si conduce impavido fino alla quarta serata con un preciso motto  “Sono un’opera d’arte vivente“. E lo è stato.

L’entrata è stata forse più eclatante della prima performance: stavolta ha incarnato la Divina Marchesa Luisa Casati Stampa amante di D’Annunzio e, musa dei più rinomati artisti del calibro di Marinetti e Boccioni. Grande estimatrice d’arte e mecenate, oggetto e soggetto d’arte e stile.

Un copricapo voluminoso, abito nero trasparente,  un filo di rossetto rosso. E via alla pioggia di meme e critiche caustiche.

Un fatto è certo: Achille Lauro attraverso contaminazioni di stile e il supporto visionario del talentuoso Alessandro Michele designer di Gucci è riuscito fino in fondo a ‘ fregarsene’. E a lanciare comunque messaggi importanti che vanno al di là di paillettess e lustrini, un messaggio che risuona come un invito alla libertà d’espressione, con l’obiettivo di destabilizzare, rifiutare convenzioni fin troppo strette che sfociano spesso nella discriminazione e nella violenza.

 

Print Friendly, PDF & Email

more recommended stories