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Sandro Pertini: trentun anni dalla morte del presidente

Il 24 febbraio 1990, si spegneva un uomo dai grandi ideali e valori. Innamorato della libertà, della gioventù e della sua patria, Alessandro Giuseppe Antonio Pertini lascerà un’orma indelebile nella storia della politica italiana.

E’ ancora oggi ricordato come il miglior presidente della Repubblica italiana.

Pezzi di vita di un animo straordinario: Sandro Pertini

Sin da subito, l‘ex leader del popolo italiano si contraddistingue per una spiccata fame di giustizia, eguaglianza e pace.

Pertini è messo duramente alla prova dalla vita fin dagli albori della sua giovinezza, quando, scoppiato il primo conflitto mondiale, è chiamato alle armi per difendere orgogliosamente la sua nazione.

Tuttavia, Sandro non ha mai creduto nella guerra e già, all’epoca, decide di nascondere diversi titoli da lui conquistati in precedenza, per arruolarsi come semplice soldato. Scoperto l’inganno a fin di bene perpetrato dal futuro politico, è costretto a partecipare alla lotta allo straniero, in qualità di sottotenente.

Nel 1918, viene finalmente ristabilita la pace, ma un nuovo pericolo si delinea all’orizzonte.

La seconda guerra mondiale

Qualche anno più tardi, difatti, il mondo precipita nell’oscurità. Pertini si troverà ad affrontare una delle più gravi offese commesse dal potere nei confronti della tanto amata indipendenza.

In seguito alla marcia su Roma, Mussolini, tramite un colpo di Stato, diviene il capo dell’Italia fascista, instaurandovi la sua dittatura.

Il giovane ligure, iscrittosi al partito socialista di Turati, in netta contrapposizione all’ideologia dittatoriale, fronteggia così la durezza delle persecuzioni del regime.

Si rifugia dapprima in Francia, ove prosegue nella sua campagna antifascista assieme ad altri suoi compagni esiliati e tenta poi di fare ritorno in Italia nel 1929.

Le autorità, ad ogni modo, scovano che sotto il falso nome, con cui ha raggiunto nuovamente la sua terra natia, si cela la sua persona: è quindi arrestato e condannato alla reclusione e poi al confino.

Sebbene la madre interceda per ottenere la grazia dal Duce, Pertini rifiuta apertamente la proposta della genitrice, preferendo scontare la sua pena.

L‘8 settembre 1943, è in Sardegna affianco ai militanti della battaglia di Porta San Paolo, i quali vorrebbero accorrere in aiuto di Roma, col fine di liberarla dall’occupazione tedesca. In seguito, viene catturato dalle SS e condannato a morte, ma riesce a salvarsi, escogitando una fuga assieme a Saragat.

L’ascesa al potere di Pertini

Quotidianamente impegnato nella realizzazione dei valori che egli riteneva dovessero essere alla base della nuova Repubblica, diviene uno dei membri dell’Assemblea Costituente per il partito socialista.

Nel 1968 è proclamato Presidente della Camera dei Deputati, dovendo così contrastare i tanti disastri dell’Italia degli anni di piombo, giunti al culmine con l’assassinio di Aldo Moro.

Il presidente

Dieci anni dopo l’uccisione di Moro, Pertini è eletto capo dello Stato Italiano.

Il suo operato è contrassegnato da un impegno civile costante, da un ardente e sconfinata ammirazione degli italiani e dei giovanissimi.

Ogni mattina, fatta eccezione per il sabato, il presidente accoglie al Quirinale migliaia di ragazzi di ogni età, provenienti da ogni angolo del bel Paese. 

All’ex guida politica piace dialogare coi giovani, fornire loro risposte e trasmettere l’eredità e il desiderio di un mondo più giusto. Temi come la mafia, la disoccupazione e il terrorismo sono all’ordine del giorno, durante tali dibattiti.

Pertini non lascia mai gli italiani da soli, è inquadrato dalle telecamere e sigillato dagli obiettivi delle vecchie macchine fotografiche in tanti ritratti.

Immagini digitali che lo vedono presente fra i terremotati dell’Irpinia, fra i tifosi della nazionale durante i favolosi mondiali del 1982 e accanto ai compaesani e i familiari angosciati del piccolo Alfredino Rampi.

Tante le dediche a lui indirizzate, fra cui ricordiamo due brani di Venditti e Totò Cutugno, i quali celebrano la magnificenza di un presidente. Un uomo che, il 24 febbraio di trentun anni fa, è salutato con grande commozione dai suoi connazionali per la passione e la dedizione profusi nell’offrire loro sostegno e conforto, sempre e ovunque.