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martedì, 5 Luglio 2022

Salvador Irmão live alla Solfatara

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Francesca Fichera
Laureata in Lingue per la Comunicazione e Cooperazione Internazionale. Le sue passioni sono la letteratura, l'arte e la politica.

Calca le travi del palco con ironica consapevolezza Barbara Radi, voce impeccabile del gruppo di musica popolare brasiliana Salvador Irmão che ieri si è esibito alla Solfatara di Pozzuoli dando vita a una performance straordinaria: uno spettacolo ogni volta unico, in cui gli artisti riescono a conferire alla festosa allegria della samba e alla delicata malinconia della bossa nova anche una venatura di comicità tutta partenopea. Eppure, non c’è ombra di protagonismo sul volto ambrato dell’abile cantante, che esordisce esprimendo con proverbiale brio tutta la sua riconoscenza al bassista nonché organizzatore della serata Domenico Angarano. Una verve irriducibilmente spiritosa la sua, che non fa sconti davvero a nessuno: né al chitarrista Michele Iaccarino, né al batterista Salvatore Rainone, né al percussionista Gibbone Augusto Celeste, presi in giro vuoi per la calvizie, vuoi per la ‘napoletanità’ spinta o per la scarsa assiduità alle prove proprio nel bel mezzo del concerto. Ne risulta un clima di forte familiarità, che spinge il pubblico a non sentirsi più soltanto tale: incitati a farsi suonatori di palma da mão, tutti gli spettatori finiscono col diventare parte integrante del gruppo stesso tenendo il ritmo di una musica dal “cuore enorme”, di cui non c’è bisogno di comprendere le parole.

Nati originariamente come collettivo di appassionati di cultura e di musica brasiliana, i Salvador Irmão reinterpretano il vasto repertorio della musica popolare brasiliana spaziando dalle canzoni degli autori più celebri come Caetano Veloso, João Gilberto o Vinicius De Moraes; a quelle di personalità meno note ai più, ma non per questo meno apprezzabili: arrangiamenti assolutamente personali che al contempo però si accordano perfettamente a quello spirito tradizionale che, indelebile, attraversa costantemente questo genere musicale, rendendo ogni suo pezzo riconoscibile sin dalla prima nota. Una sonorità a sé stante, che naturalmente richiede che la si esegua con quegli strumenti che soli possono darle espressione: sul palco allora ecco i musicisti impugnare shakercavaquinho (cordofono di piccole dimensioni dal suono più acuto rispetto a quello della chitarra – ndr) e surdo (grosso tamburo rivestito di ben due membrane di pelle – ndr), per fare dell’ascolto una vera e propria immersione nella saudade brasiliana originale. Le performance dei Salvador Irmão, tanto travolgenti quanto sfortunatamente poco frequenti, diventano così delle occasioni da non perdere per tutti quanti subiscano il fascino congenito del sound brasiliano: il migliore dei modi per ricordarsi quanto, a Bahia come a Napoli, il potente esorcismo della musica sia in grado di liberare chiunque dalla tristeza della vita.

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