‘Russkoe pole’. Un angolo di Russia a Napoli

21secolo Andrea Tarallo 'Russkoe pole' . Un angolo di Russia a Napoli

Continua il viaggio del ‘XXI Secolo’ nella Napoli cosmopolita. Questa volta abbiamo deciso di dare voce a un’associazione che ambisce a fare incontrare la cultura russa con quella italiana: la ‘Russkoe pole’. Ne abbiamo parlato con la vice-presidente Irina Marchenko.

 

21secolo Andrea Tarallo 'Russkoe pole'. Un angolo di Russia a Napoli
Irina Marchenko, vice presidente Associazione ‘Russkoe pole’

Quando e perché nasce l’Associazione ‘Russkoe pole’? E soprattutto, di cosa si occupa?

«L’Associazione ‘Russkoe pole’ nasce nel febbraio 2015. L’idea mi è venuta guardando come si è organizzata la comunità russa a Trento. Dopo averci pensato un pochino su, ho deciso che anche a Napoli doveva esserci un angolo di Russia. Ho voluto chiamarlo поле – campo; perché vorrei che l’amicizia tra i nostri popoli fiorisca proprio come farebbe un fiore in un campo. Per far sì che questo possa accadere intendiamo distinguerci come associazione tanto nella mediazione linguistica e culturale, quanto nel favorire l’integrazione sociale e multiculturale. La base di entrambe sta a nostro avviso nell’educazione all’interculturalità. Il che vuol dire, nella pratica, organizzare: incontri, conferenze, seminari ed attività utili alla promozione della conoscenza della lingua, della storia, del folklore, dell’arte e – perché no – anche della cucina russa. Naturalmente non ci sottraiamo a quella che può essere un’opera di assistenza ai nostri connazionali insediati sul territorio fino a divenire per loro un vero e proprio punto di riferimento».

Che tipo di accoglienza vi hanno riservato Napoli e i napoletani?

«Soppesando pregi e difetti dei napoletani, direi che l’accoglienza ricevuta è stata ottima. Sono ormai 14 anni che sono qui e penso di poter affermare senza vanterie che mi sono perfettamente integrata. Napoli è una città che trasmette tanto calore».

Concretamente come si costruisce un ponte che leghi due culture, quella russa e quella italiana, che sembrano essere così diverse? Ma poi, lo sono realmente così diverse?

«No, che non lo sono! O almeno non sono così estranee l’una all’altra come comunemente si crede. Un esempio? Le sculture equestri che si trovano in prossimità dei giardini di Palazzo Reale, quelle che voi napoletani chiamate generalmente ‘cavalli di bronzo’, sono un dono dello zar Nicola I alla città come simbolo degli ottimi rapporti con il Regno delle Due Sicilie. Opera dello scultore russo Pjotr Klodt Von Jurgensburg, i “vostri” cavalli hanno quattro “fratelli” posti all’estremità del Ponte Anickov a San Pietroburgo. E ancora, sempre a San Pietroburgo, il celebre Palazzo d’Inverno è opera dell’architetto fiorentino Bartolomeo Rastrelli; mentre al napoletano Carlo Domenico Rossi si deve la progettazione e l’edificazione di numerosi palazzi e piazze della città. Persino quello che di fatto è uno degli inni della napoletaneità nel mondo interno, ‘O sole mio’ si dice fu ispirata a Giovanni Capurro da un’alba sul Mar Nero. Comunque ci sono tantissimi modi per costruire un ponte che tenga insieme le due culture; ognuno sceglie quelle che ritiene più opportune, ma per noi alla base di tutto ci devono essere tanto impegno e voglia di perfezionarsi sempre. Un progetto che mi interessa particolarmente è quello di organizzare un ciclo di lezioni di storia nelle scuole; perché è dai giovani che potranno rinascere salde relazioni culturali tra i nostri popoli».

In genere quando si prova a far incontrare due culture ci sono degli stereotipi contro cui combattere. Nel vostro caso ce ne sono stati? Se sì, quali?

«Sicuramente quello che tutti i russi sono comunisti! Molti probabilmente pensano che i due termini siano sinonimi. Se parliamo in maniera positiva del nostro Paese è semplicemente perché siamo patriottici. Più che altro nella mia esperienza qui in Italia ho riscontrato spesso l’assenza anche delle nozioni più elementari sulla Russia e sulla sua storia. Diciamo che tutta la storia a partire dalla Seconda guerra mondiale è quella che vi vede meno ferrati. Ma lì molta della responsabilità è di tv e giornali. Del resto basta vedere cosa viene raccontato in Italia e in Europa del Donbass. Proprio per rompere il muro di bugie che viene diffuso a proposito dell’Ucraina, il 12 marzo e il 18 giugno scorso presso la Sala Giorgio Nugnes del Comune di Napoli abbiamo organizzato due conferenze dal titolo: “Ucraina: ieri, oggi, domani? e “Le guerre che non ci sono” dove tra gli altri sono intervenuti il Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli Amarilis Gutiérrez Graffe, e il Consigliere comunale nonché Presidente della Commissione Scuola del Comune di Napoli Arnaldo Maurino. Invece a luglio abbiamo realizzato tramite Skype un incontro virtuale con il movimento ‘Anti-Maidan’ per parlare della situazione attuale e dei problemi vecchi e nuovi che affliggono i rapporti tra i nostri popoli. Pertanto la sfida più grande per noi sarà parlare con voi della vera storia russa e non di quella infarcita di ideologie che vi viene raccontata. In questo senso venerdì 9 ottobre abbiamo preso parte a una conferenza sul tema “Il ruolo dell’URSS nella vittoria contro il nazi-fascismo” organizzata presso la sede dell’Associazione Culturale ‘Maksim Gor’kij’ dal Comitato Provinciale dell’ANPI di Napoli e dall’Osservatorio sul sistema politico-costituzionale della Federazione Russa».

Com’è la partecipazione della comunità russa qui a Napoli alle attività e agli incontri da voi organizzati?

«Purtroppo la comunità di lingua russa al momento non appare molto partecipativa; e il fatto di non aver ancora trovato una sede per la nostra associazione di certo non aiuta. Confidiamo però che non appena ne avremo una, saremo in grado di coinvolgerli. Nel frattempo siamo riusciti a coinvolgere tanti napoletani e gli amici del Venezuela. Un grandissimo successo è stato il concerto da noi organizzato – con la collaborazione del Consolato russo – il 10 maggio scorso a Piazza Vittoria per celebrare il 70esimo anniversario del Giorno della Vittoria dell’Armata Rossa sulla Germania nazista. Ed entusiasmati dalla risposta popolare ricevuta in quella occasione abbiamo deciso di intensificare la nostra lotta per la pace dando la nostra solidarietà ai Paesi dell’America Latina, alla Siria, alla Libia, alla Palestina e al Donbass; tutti alle prese con una vera e propria aggressione. Nel caso del sud-est dell’Ucraina siamo poi anche i promotori di una raccolta fondi. La nostra solidarietà e il nostro appoggio ai Paesi del CELAC lo siamo andate ad esprimere anche a Bruxelles il 10 e 11 giugno, dove al margine del vertice internazionale si è svolto un importante incontro tra le numerose realtà anticapitaliste del blocco europeo e sudamericano».

Lo scorso 10 luglio ha riaperto il Consolato onorario della Federazione russa qui a Napoli. Sono già previsti progetti e eventi organizzati insieme o comunque in collaborazione?

«La riapertura del Consolato onorario delle Federazione russa è indice del fatto che se ne sentisse il bisogno. Ovviamente noi abbiamo già preso i contatti con loro e al momento sono in fase di studio varie iniziative. Intanto giovedì 5 novembre il Consolato ha deciso di organizzare dalle 16.00 alle 19.00 una serata a tema presso la Sala Giorgio Nugnes del Consiglio Comunale per celebrare la Festa Nazionale dell’Unità russa del 4 novembre».

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Collaboratore XXI Secolo. Laureato in “Scienze Storiche” presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II” con una tesi sulla storia politica e economica dell’Argentina tra XX e XXI secolo

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