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venerdì, 7 Ottobre 2022

Roma: nel 293 a.C. inaugurato il tempio per Venere

A Roma si trova il Tempio più antico dedicato alla dea Venere. Inaugurato dall'imperatore Adriano il 18 agosto del 923 a.C.

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Roma, culla della civiltà, ospita una grandissima quantità di tesori inestimabili del nostro passato. Uno dei grandi monumenti che popolano Roma è il più antico Tempio romano dedicato alla dea Venere, inaugurato nel 292 a.C. Esso era il più grande tempio conosciuto dell’antica Roma, situato nella parte orientale del Foro romano, occupava tutto lo spazio tra dove ci sono ora la Basilica di Massenzio e il Colosseo. Era dedicato alle dee Venus Felix (Venere portatrice di buona sorte) e Roma Aeterna.

Il Tempio era preceduto dall’atrio della Domus Aurea di Nerone, dov’era collocato il colosso dell’imperatore, un’enorme statua di bronzo alta 35 metri al di fuori della base.

L’architetto del tempio fu lo stesso imperatore Adriano. La costruzione è iniziata nel 121, inaugurata ufficialmente da Adriano nel 135 e finita nel 141 con Antonino Pio. Nel 307 fu danneggiato dal fuoco,  poi restaurato dall’imperatore Massenzio. 

Nel 625 iniziò la rovina del tempio, perché il papa Onorio I rimosse le tegole di bronzo per il rifacimento del tetto nell’antica basilica di San Pietro in Vaticano e nel IX secolo un terremoto distrusse il tempio. Sul suo lato nord fu costruita la basilica di Santa Maria Nova quella che poi dal XV secolo prenderà il nome di basilica di Santa Francesca Romana.

Tra il 1933 e il 1935, nel corso dei lavori per aprire la via dei Fori Imperiali, il tempio fu restaurato. Nel corso del restauro furono dissotterrate e allineate nella posizione originaria 22 colonne del portico esterno, grazie all’utilizzo di 60 tronchi di granito bigio trovati nell’area.

Gli alberi sono stati utilizzati per ricostruire la scala di accesso alla platea, realizzata con gradini di bosso, le murature perimetrali della cella, integrate da arbusti di alloro nelle parti rovinate dal tempo, mentre le colonne mancanti furono ricostruite nel loro volume di base da cespugli di ligustro. Il monumento, dopo anni di chiusura per mancanza di cure, è stato riaperto al pubblico nel 2010.

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