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giovedì, 20 Gennaio 2022

Il rap entra a teatro

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Davide Franciosahttps://www.21secolo.news
27 anni, poliedrico, sensibile, napoletanissimo. E' Compositore video-grafico e operatore di comunicazione sociale. Malato di "teatrite acuta", appassionato di cinema, musica, lettura e scrittura creativa, ha l'Africa nel cuore. Sogna di diventare editore e un teatro tutto suo.

E’ l’originale connubio che ha legato il linguaggio musicale del momento alla magia del teatro.  E’ quanto successo  ieri sera al cinema teatro Roma di Portici. Nello spettacolo “il custode dell’antico segreto”, organizzato da Marco De Luca LMD e Napolitika ft Zacco, il rap ha sfidato le leggi del palcoscenico, offrendo al pubblico presente un live show originale e innovativo.  Si sono esibiti, fra gli altri:  O‘Prior, O’Nir, Tonycibeat, Alys, Lydya Giudice, Carmen J Papa, Azmanr. 

Il rap, la nuova frontiera della musica. Esploso in Italia grazie al carisma dell’ex articolo 31 J Ax, attuale coach del talent show the Voice, la cultura del linguaggio nudo e crudo ne ha fatta di strada nel nostro Paese. Il genere, nato come fulcro di un movimento culturale più grande chiamato “hip hop” negli Stati Uniti verso la fine degli anni 60, è diventato genere di spicco della musica moderna. Il rap è la componente vocale della cultura hip hop. Consiste essenzialmente nel “parlare” seguendo un certo ritmo; questa tecnica vocale è eseguita dal freestyler, mentre il DJ lo accompagna. I 4 elementi della cultura hip hop sono il writing, la breakdance, il Rapping e il DJing.

Il Custode dell'Angelo
Il Custode dell’Angelo

Tipicamente il rap consiste in una sequenza di versi molto ritmati, incentrati su tecniche come rime baciate, assonanze ed allitterazioni. Chi scandisce tali versi, cioè il rapper, lo fa su una successione di beat realizzata tramite il beatmaking, suonata da un DJ e fornita da un produttore o più strumentisti. Questo beat è spesso creato usando un campionamento percussionistico di un’altra canzone, generalmente funk o soul. Inoltre, molti altri suoni sono di frequente campionati, suonati con un sintetizzatore,  una drum machine oppure creati con strumenti veri.

E’ boom di novelli rapper. A partire dai primi anni ’90 è esploso arrivando ai vertici delle classifiche musicali, diffondendosi rapidamente in tutto il mondo e in vari stili. Sebbene questo genere musicale abbia varcato i confini delle produzioni underground per diventare di forte successo commerciale con artisti come Eazy-E, Tupac Shakur, The Notorious B.I.G., Eminem, Snoop Dogg, Dr. Dre, Rakim e Jay-Z per citarne alcuni, negli Stati Uniti rimane vasta e fortissima la presenza di produzioni indipendenti. Ciò dimostra come il rap sia sì un fenomeno musicale, ma soprattutto una componente di una cultura oramai radicata all’interno del territorio statunitense.

La battaglia ai neomeloci. Per poter rappare, a differenza degli altri generi musicali, non è necessario possedere una voce eccellente. Molte canzoni rap assomigliano degli scioglilingua parlati molto velocemente. E’ questa la chiave di volta che spinge i giovani a cimentarsi nella musica di strada. Sono tanti i contest, come questo porticese, dove i giovani si confrontano sulle orme dell’ormai celebre Clementino e di Rocco Hunt, fresco vincitore dell’ultimo Sanremo Giovani.

Per fare rap occorre cultura personale, padronanza di linguaggio, una mente sveglia e svelta. Si parla veloce, ma si pensa molto profondamente. Per questo il teatro Roma, gestito con cura da  Sergio Perasole, il  tempio della prosa e del recitato porticese, ha saputo accogliere e valorizzare la nuova e consolidata frontiera musicale tra i giovani.

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