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domenica, 23 Gennaio 2022

Ramadan 2015: Regole e curiosità sul digiuno musulmano

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Ismahan Hassen
Ismahan Hassen, tunisina d’origine e napoletana d’azione. Dottoressa magistrale in “Scienze delle lingue, storia e culture del Mediterraneo e dei Paesi islamici” con una tesi di laurea sull’evoluzione del sistema socio-economico tunisino da Ben Ali alla Rivoluzione dei gelsomini. Attratta da tutto ciò che riguarda Medio Oriente e Maghreb, dal 2012 ha collaborato come web editor con diversi siti d’informazione online. Interessata anche a questioni riguardati il tema dell'immigrazione e delle cosiddette "seconde generazioni", attualmente fa parte anche della redazione di Yalla Italia, il blog delle seconde generazioni e di Migrador Museum, storie di immigrati in Italia.

18 giugno 2015, inizia oggi il Ramadan, mese sacro per i musulmani in tutto il mondo. Che questo mese costituisca un periodo eccezionale dell’anno per tutti i fedeli è ormai cosa risaputa, ma perché il Ramadan è così importante e trepidamente atteso?

Nel calendario islamico, basato su una scansione del tempo puramente lunare, il mese di Ramadan rappresenta il nono mese dell’anno, stabilito come mese sacro per i musulmani perché fu proprio in questo mese che, nel 610 a.C., il Corano fu rivelato al profeta Muhammad.

Nonostante il termine stesso (ramadan) in lingua araba significhi “rovente”, il fatto che negli ultimi anni il mese di digiuno stia avendo luogo sempre nel periodo estivo, rappresenta una “coincidenza” dovuta proprio al ciclo lunare del calendario islamico. Esattamente come il calendario solare, quello lunare si snoda in un’alternanza di 12 mesi che oscillano, però, tra i 29 e i 30 giorni senza raggiungere mai i 31 dei “mesi solari”. Proprio per questo motivo, rispetto ai 365 giorni dell’anno solare, quello lunare islamico ne conta soltanto 354. Poiché il ciclo del calendario lunare non corrisponde affatto a quello del calendario solare, la data di inizio del Ramadan subisce quindi, di anno in anno, un spostamento all’indietro di circa 10-11 giorni, in base all’avvistamento del crescente lunare (hilal). Un po’ come accade per la Pasqua quindi, la data d’inizio e di fine del mese di Ramadan non è mai la stessa ogni anno, e proprio per questo il periodo di digiuno nel corso del tempo tende a capitare in tutte le stagioni.

Durante il mese di Ramadan, ai fedeli musulmani viene chiesto di digiunare totalmente, senza né cibo né acqua, dall’alba al tramonto. Il rituale del Ramadan però, in quanto mese dedicato totalmente alla spiritualità dell’individuo e della umma (comunità) islamica, richiede ai fedeli di astenersi anche dal bere, dal fumare, dall’avere rapporti sessuali, dal mentire, dal dire e fare azioni cattive nei confronti del prossimo. Alla fine della giornata, quando si è “digiunato” a dovere, per intere famiglie musulmane l’ora del tramonto è il momento di riunirsi per l’iftar, il pasto consumato per rompere il digiuno, iniziando col mangiare datteri come, secondo la tradizione, faceva il Profeta.

Considerando le diverse latitudini e longitudini a cui le comunità islamiche sono dislocate nel mondo, le ore di digiuno che ciascuna di esse è chiamata ad osservare variano considerevolmente. In base a una mappa diffusa dalla Radio Netherlands Wereldomroep e riproposta da diversi media arabi, in Europa la Danimarca sarà il Paese con il digiuno più duraturo, con una media di 21 ore al giorno. Storia simile per Islanda, Norvegia e Svezia, dove la media è di 20 ore al giorno. Quanto al Regno Unito, il digiuno dura quasi 19 ore, mentre in Germania circa 18 ore e in Italia e Francia circa 16. In Asia, sarà la Russia ad avere il digiuno più lungo, con quasi 21 ore al giorno, mentre in India, Pakistan e Cina la media varia tra le 17 e le 17 ore e mezzo al giorno. In America del Nord l’intervallo varia dalle 15 alle 18 ore, come nel caso Canada (18 ore e 9 minuti). I periodi di digiuno più brevi, che si aggirano intorno alle 12 ore, verranno registrati in America del Sud, in Australia e in Sudafrica.Invece, nell’Africa del Nord, il digiuno durerà tra le 16 e mezzo e le 17 ore e mezzo, come in Tunisia, Algeria ed Egitto. Quanto al Medio Oriente, dove quest’anno è prevista l’estate più calda degli ultimi 33 anni, la durata del digiuno andrà tra le 14 e le 16 ore. In Arabia Saudita, dove di prevede di registrare temperature da record, il digiuno sarà di 16 ore e 13 minuti.

Considerato uno dei cinque pilastri dell’Islam, sebbene in alcuni paesi a maggioranza islamica il mancato rispetto del digiuno nei luoghi pubblici venga sanzionato penalmente, in quanto considerato lesivo della morale comune, per i fedeli, nella sfera privata, non sussiste alcun obbligo al digiuno. Nonostante anche i non-musulmani possano partecipare al Ramadan e vengano spesso invitati a partecipare alla preghiera e all’iftar, i musulmani che per un qualunque motivo decidono di non osservare il digiuno, seppur liberi di farlo secondo la propria coscienza, corrono il rischio di essere tacciati dalla comunità come kuffar, colpevoli cioè di empietà massima,  dirimente perfino dalla condizione di musulmano.

Nonostante questa rigidità nell’attenzione all’osservanza del digiuno da parte di tutti i fedeli, la religione islamica prevede dei casi ben specifici in cui il digiuno può non essere osservato senza nessun tipo di ripercussioni. Le donne incinte o in allattamento, i bambini non ancora puberi e i malati cronici, sono infatti esentati dal digiuno, potendolo sostituire (a secondo le loro possibilità) praticando opere di carità. Oltre a queste categorie di persone, anche le donne durante il loro ciclo mestruale o le persone in viaggio possono evitare di digiunare, a patto poi di “recuperare” i giorni persi, non appena la condizione di impedimento cessa di esistere.

Al di là dell’obbligatorietà dal punto di vista religioso, al digiuno nel mese di Ramadan si attribuisce la dote di insegnare all’uomo l’autodisciplina, l’appartenenza ad una comunità, la pazienza e l’amore per Dio e, soprattutto, il ricordargli le privazioni vissute quotidianamente dalle persone più povere. In generale, le pratiche del Ramadan hanno lo scopo di purificare il credente da pensieri e azioni che sono in contrasto con l’Islam, rimuovendo desideri materiali e mettendolo in condizione di concentrarsi completamente sulla devozione a Dio.

Uno dei momenti più importanti di tutto il mese di digiuno, è la Laylat-ul-Qadr (la Notte del Destino). Legata ad una tradizione secondo cui lo stesso Muhammad avrebbe definito questa notte come “la notte in cui i cancelli del Paradiso sono aperti, mentre quelli dell’Inferno sono chiusi, e i diavoli sono incatenati, una notte in cui sperare per il perdono dei propri peccati”, questa notte è considerata la notte più importante dell’anno per i musulmani, poiché è la notte esatta in cui si pensa sia stato rivelato il Corano.

Come per l’avvistamento del hilal per decretare l’inizio del mese di digiuno, anche per la Notte del destino i fedeli devono mobilitarsi nel “cercarla”, e cercarla in particolar modo “tra le notti dispari degli ultimi dieci giorni di Ramadan”. Stando a questa tradizione risalente al Profeta, nel corso del tempo la maggior parte dei fedeli musulmani si è concentrato nel “fissare” l’avvento della Notte del destino nel 27esimo giorno del mese di Ramadan. Nonostante la diffusione di questa consuetudine però, molti musulmani considerano biasimevole trascorrere in preghiera soltanto la vigilia del ventisettesimo giorno, ignorando il fatto che la laylat-ul-qadr possa essere in qualsiasi altra notte dell’ultima decade. Per “essere certi di trovarla” quindi, le manifestazioni di fede e di preghiera durante tutte le ultime dieci notti del mese sono ovunque molto più intense.

Al termine del mese di Ramadan, viene finalmente celebrato l’Aid al-fitr (Festa dell’interruzione [del digiuno]), detta anche Aid el-saghir (Piccola festa). Accolta come segno di gioia per la fine di un lungo periodo penitenziale, essa è una delle festività più importanti della religione islamica. Pur variando per usanze e tradizioni da paese a paese, la giornata dell’Aid el fitr è sostanzialmente una giornata in cui pregare in occasione della festa. Nonostante la preghiera sia una delle azioni più ricorrenti nell’Islam, questa preghiera è però leggermente diversa da tutte le altre preghiere quotidiane, poiché essa rappresenta una preghiera collettiva, che è stata altamente raccomandata dal Profeta dell’Islam sia agli uomini e che alle donne. Oltre al dedicarlo alla preghiera, il giorno di festa viene distinto da un giorno normale anche da un punto di vista più “materiale”, indossare abiti comprati per l’occasione e spruzzarvi su qualche goccia di profumo infatti, è ormai considerata una consuetudine per tutti i fedeli, grandi e piccini.

Il significato più importante dell’Aid al-Fitr, è tuttavia rappresentato dai momenti di riconciliazione, di perdono e di fratellanza che prevalgano tra i fedeli che, mettendo da parte risentimento e rancori, vanno a visitare famiglie e amici nell’arco dell’intera giornata.

In tema di gentilezza e cortesia quindi, tutti coloro che desiderano essere educati con qualcuno che sta digiunando per il Ramadan, possono semplicemente augurargli Ramadan Mubarak o Ramadan Kareem, che significa “ Che tu abbia un buon Ramadan, beato e generoso”.

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