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domenica, 29 Gennaio 2023

La Rainbow Warrior per la Concordia

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Giovanna Castrovinci
24 anni , nata a Napoli, studia Lingue e Culture comparate presso L'università l'Orientale, è da sempre affascinata dalle culture, dai linguaggi, dalle tradizioni straniere. Interessata all'arte in tutte le sue forme, dalla poesia alla fotografia. Amante della musica, in particolar modo dei Queen e dei Rolling Stones.

L’annuncio dello smantellamento della Costa Concordia nel porto di Genova ha lasciato una scia di polemiche e contestazioni, in prima fila Greenpeace e Legambiente seguiti dal sindaco di Piombino il quale è certo che portare la nave nel suo comune sarebbe stata la scelta più sicura.

In una lettera indirizzata al premier Renzi, il presidente della Toscana Enrico Rossi esprime il suo dissenso per la proposta di smantellamento a Genova, proposta che secondo lui “Comporterebbe un grande rischio ambientale e sarebbe un secondo inchino e questa volta fatto dallo Stato a Costa Crociere con il risultato di una seconda figuraccia mondiale”. Trasportare la nave a Piombino, molto più vicino rispetto a Genova, avrebbe significato innanzitutto evitare di passare per le isole toscane diminuendo ulteriori rischi e, in secondo luogo, avrebbe significato molto per il piccolo comune toscano che necessita di spinte per arginare la crisi.

La decisione è stata ormai ufficializzata proprio ieri dal presidente Renzi: “Nei tempi previsti, la nave verrà smaltita in Italia. Comprendiamo coloro i quali speravano in altri porti, ma la soluzione sulla quale i privati hanno convenuto e noi ben volentieri abbiamo autorizzato, è quella che permetterà di intervenire nel porto di Genova”. La notizia è stata ben accolta da Luigi Merlo, presidente dell’autorità portuale di Genova, il quale vede in quest’operazione innanzitutto una possibilità occupazionale per la città di Genova, nonché la testimonianza della competitività del porto in questo settore. Insomma, non è difficile comprendere che dietro a un’operazione del genere ci siano interessi economici importanti, dagli sbocchi occupazionali al primato del porto più all’avanguardia ma, le preoccupazioni legate alle fasi dello smantellamento preoccupano enti internazioniali quali Greenpeace e Legambiente i quali dichiarano di voler seguire passo dopo passo, per cielo e per terra, le fasi di trasferimento della Concordia motivo per cui disporranno di un’imbarcazione comune con cui seguiranno il convoglio. “Verificheremo che non avvengano rilasci di sostanze inquinanti durante il trasporto. Nei serbatoi della nave si trova ancora una grande quantità di idrocarburi e altre sostanze dannose in grado di minacciare l’ecosistema marino. La vicenda della Concordia  non si chiude comunque con la rimozione e lo smantellamento del relitto. Dai prossimi giorni lavoreremo per pretendere dalla società il ripristino dello stato dei fondali del Giglio, la bonifica delle opere, la rimozione del cantiere esoprattutto il risarcimento del danno ambientale”, così si sono espresse a voce unica i due enti per la tutela dell’ambiente.

Rainbow Warrior all'Isola del Giglio
Rainbow Warrior all’Isola del Giglio

La Rainbow Warrior, la nave simbolo di Greenpeace è giunta sull’isola del Giglio per mandare dei messaggio chiari al Governo. La nave si è posizionata non lontano dal relitto e ha iniziato a inviare messaggi con luci luminose quali “Un altro disastro, quanto ci Costa?” e “In mare aperto per 5 giorni?”. Tutte domande che Greenpeace pone da tempo alle istituzioni senza aver mai ricevute riposta. “Non sappiamo cosa accadrebbe se, com’è già successo, durante il traino si dovesse staccare un altro cassone. Non conosciamo previsioni meteo davvero affidabili a 5 giorni e non abbiamo certezze su come verranno limitati i rischi di rilascio dei liquidi pericolosi o contaminati che sono dentro il relitto. Infine, non sappiamo con quali garanzie avverrà a Genova la rottamazione che deve rispettare le norme comunitarie” queste le preoccupazioni di Alessandro Gianni, direttore delle campagne Greenpeace Italia. La situazione è delicata, l’operazione resta molto complessa; la nave tornerà a galleggiare grazie a dei grandi cassoni (uno dei quali, installato nel mese di Aprile, ha già ceduto – Ndr). Il processo di rigalleggiamento durerà massimo 5 giorni dopo i quali la nave dovrebbe essere pronta a lasciare per sempre il Giglio.

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