Ragù napoletano: è tempo di imparare a prepararlo Arricchire sè stessi durante i periodi difficili è un ottimo modo di gestire lo stress

La cultura napoletana è piena, zeppa di ricche ricette da poter apprendere e sfoggiare a momento debito. La scelta è ampia e l’imbarazzo è tanto, e col rinnovato clima autunnale in questo inizio di primavera si ha voglia di cibi appaganti e sostanziosi. I carboidrati bene si prestano al soddisfacimento di questo bisogno e perciò, perché non imparare a cucinare un’ottima pasta al ragù napoletano?

Aldilà della reclusione forzata, gli italiani –e tra questi, per antonomasia, i napoletani- riescono a cogliere i lati positivi della quarantena e ad arricchire un tempo ridimensionato che appare tutto da sfruttare. Dedicarsi infatti ad un’attività manuale, concreta, come la cucina, permette di stare nel gesto che stiamo praticando, lasciandoci alle spalle ogni pensiero che possa influire negativamente sul nostro animo. Ci permette di stare nel “qui ed ora” e di vivere il momento presente in maniera costruttiva.

Chi non ha mai avuto un istante per affaccendarsi ai fornelli, ha ora la possibilità di impossessarsi della cultura culinaria, magari della sua terra. Pensiamo alla gioia sì di riabbracciare la persona amata, quando tutto sarà finito, ma anche al gusto di potere preparare per lei una deliziosa cenetta per prenderla per la gola.

Il ragù napoletano si avvale di ingredienti puntuali: locena (la parte di manzo che si rintraccia tra punta di petto e clavicola), gallinella (sovracoscia di maiale), trecchiulelle (costine) e, naturalmente, la passata di pomodoro.

In prima istanza si fa rosolare sul fuoco la cipolla, assieme all’olio, per poi unire la carne e sfumarla con del vino rosso. Quando l’alcol sarà evaporato si aggiungerà la passata. I pezzi di carne tagliati grossi vanno cotti immersi nella passata, a fuoco bassissimo per una durata di almeno sei ore, tant’è che le nonne che ancora vivono di questa tradizione, si svegliano all’alba della domenica, per far “peppiare” al meglio il sugo.

Ma cosa significa “peppiare”? Giocare sul bilanciamento di coperchio e fornelli, per far sbollire la salsa, grazie alla temutissima cucchiarella di legno che serve, stavolta, a tenere in equilibrio il tutto.

Una volta portata a termine la delicata operazione, a tempo di cottura concluso, basterà raddrizzare l’acidità della passata con un paio di cucchiaini di zucchero e aggiungere qualche fogliolina di basilico per dare al piatto quel sapore tipico di napoletanità.

Infine, che gustiamo il nostro ragù napoletano da soli o in compagnia, prendiamoci il tempo di assaporarlo e apprezzare lo sforzo di chi si è premurato di prepararlo, visto che il tempo, ora come ora, non manca.

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Giovane psicologa clinica laureatasi all'Università di Roma "La Sapienza" ed educatrice, appassionata di giornalismo e fotografia.

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