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lunedì, 4 Luglio 2022

Putin visita la Crimea

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Antonio Luca Russohttps://www.21secolo.news
Studente di Giurisprudenza presso l’Università “Federico II” di Napoli, fin da piccolo appassionato di attualità, scienze, polita ed esteri. Tra un manuale di diritto e l’altro, adora espandere i propri orizzonti con viaggi e letture. Crede fermamente nei princìpi espressi nella nostra Costituzione e nel ruolo fondamentale della Giustizia nella nostra società.

Il presidente russo Vladimir Putin si è recato nella giornata del 9 Maggio a Sebastopoli per partecipare alle celebrazioni per il 69esimo anniversario della vittoria sovietica nella Seconda Guerra Mondiale, assistendo a una parata militare nel porto del Mar Nero, sede della Quinta Flotta russa. L’arrivo di Putin, nonostante non fosse stato annunciato ufficialmente, era quasi dato per scontato e da giorni circolava la notizia della sua possibile visita in Crimea.

Il presidente Putin, dopo aver assistito a una prima parata militare nella capitale russa, si è successivamente trasferito nel porto della penisola neo-annessa, dove è giunto a bordo di un elicottero atterrato su una nave da guerra. L’aver scelto il Giorno della Vittoria sui nazisti per far visita per la prima volta alla ‘nuova’ Crimea non è certamente un caso. Putin l’ha infatti usato per sottolineare l’orgoglio e il trionfo russi e lanciare un messaggio simbolico all’Occidente. Nel discorso nel porto di Sebastopoli, dove ha incontrato alcuni reduci, ha provocatoriamente affermato: “L’impresa eroica della generazione che ha sconfitto il nazismo sarà per sempre un esempio di coraggio e di volontà incrollabili. Voi veterani siete i nostri fari e avete contribuito, con il vostro esempio, a fare in modo che la Crimea e Sebastopoli tornassero alla madrepatria. Il 2014 passerà alla storia come un anno in cui la gente che vive qui ha fermamente deciso di stare con la Russia, confermando così la propria fedeltà nei confronti della verità storica”.

La presenza di Putin nella regione da poco annessa alla Federazione Russa è stata fortemente criticata dai Paesi occidentali. La stessa cancelliera tedesca, Angela Merkel, alla quale Mosca aveva riservato una corsia preferenziale per trattare sulla questione ucraina, nei giorni scorsi ha criticato l’intenzione del presidente russo di recarsi a Sebastopoli per il Giorno della Vittoria, affermando: “Penso che sarebbe un peccato se questo giorno venisse usato per tenere una parata in quell’area di conflitto”. La strumentalizzazione della vittoria sui nazisti, chiaro riferimento all’attuale presunta oppressione che l’Occidente, NATO e USA in primis, starebbe effettuando anche sui territori filo-russi, è stata definita come provocatoria anche dal presidente ucraino, Arseny Yatsenyuk, il quale ha inoltre definito la visita di Putin come una violazione della sovranità territoriale dell’Ucraina, la quale non ha mai accettato gli effetti del referendum secessionista del 16 Marzo. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha definito la visita inappropriata, aggiungendo: “La provocazione conferma ancora una volta che Mosca punta deliberatamente a una escalation delle tensioni nelle relazioni con Kiev e non ha intenzione di risolvere i problemi attraverso canali diplomatici”. Dall’Unione Europea si è alzata la voce di José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, che intervenendo sulla situazione ucraina ha commentato: “Si tratta della più grande minaccia alla sicurezza dell’Europa dalla caduta del muro di Berlino e dalla crisi nei Balcani e ha, anzi, un potenziale di destabilizzazione più alto della crisi dei Balcani”.

Le tensioni in Ucraina non coinvolgono esclusivamente il fronte della diplomazia internazionale. La guerra civile continua infatti senza sosta con scontri armati tra separatisti e truppe ucraine a Mariupol, città costiera nella strategica regione di Donetsk. Le forze armate ucraine hanno attaccato con veicoli corazzati il quartier generale della polizia in città, occupato da funzionari che si rifiutano di obbedire agli ordini di Kiev. Il nuovo bilancio fornito dal ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, è di 21 morti, di cui 20 separatisti e di un poliziotto, mentre le autorità sanitarie parlano di 7 morti e 39 feriti.

Sempre a Donetsk sono stati sequestrati ieri per poche ore 7 volontari della Croce Rossa, rapiti dalla sede dell’associazione nel centro della città, la quale è stata assaltata in serata dai filorussi che hanno prelevato i sette volontari con l’accusa di spionaggio, per poi rilasciarli all’alba. La vicenda in questione ricorda molto il rapimento degli 11 diplomatici avvenuto a fine Aprile.

Intanto hanno avuto inizio le esercitazioni militari americane nel Baltico, fatte per rassicurare Estonia, Lettonia e Lituania rispetto all’espansionismo dell’ex superpotenza russa.

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