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domenica, 5 Dicembre 2021

Putin: niente più South Stream

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Erminia Vocciahttps://www.21secolo.news
Ha conseguito la laurea magistrale in “Relazioni Internazionali” presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, si interessa di politica mondiale e di temi legati al rispetto dei diritti umani. Ama leggere, viaggiare e conoscere culture diverse. Crede nell’ informazione come servizio per un mondo meno distratto e più consapevole.

Il presidente russo Vladimir Putin il 1 dicembre ha annunciato pubblicamente di voler interrompere il progetto South Sream, il condotto che avrebbe dovuto portare il gas russo all’Europa centrale e meridionale attraverso il Mar Nero, eludendo il territorio ucraino. Putin ha agito di contropiede, bloccando in anticipo la costruzione del gasdotto, che probabilmente non avrebbe mai visto la luce a causa del conflitto congelato in Ucraina, che ha deteriorato i rapporti tra l’Occidente e Mosca.

Parlando ad una conferenza stampa durante il suo viaggio ad Ankara, alla presenza del presidente turco Erdogan, Putin ha addossato la responsabilità del fallimento di South Stream all’Unione Europea: “La Russia non è  nelle condizioni di continuare con la realizzazione di South Stream”.

“Se l’Europa non vuole che il progetto vada avanti, non lo sosterremo. Rivolgeremo le nostre risorse energetiche verso altre direzioni” ha proseguito Putin.

South Stream nei piani sarebbe stato lungo 930 Km. Il progetto ha preso avvio in Bulgaria nell’ottobre del 2013, ma a giugno 2014 è stato sospeso, perché secondo l’Ue violava le regole di concorrenza stabilite dall’Unione.

gas

Le “altre direzioni” del leader del Cremlino altro non sono che la Cina e la Turchia, nuovi maggiori partener russi. Al posto di South Stream sarà realizzato un hub energetico sul confine greco-turco, verso il quale sarà dirottato anche il gas destinato all’Europa. Gli europei rimarranno sempre dipendenti dal gas proveniente dalla Russia, ma i tubi non passeranno lungo la direttrice sudorientale. Alla Cina i rifornimenti arriveranno dai giacimenti della Siberia attraverso il condotto “La forza della Siberia”. Una forza non da poco, visto che garantirà 30 miliardi di metri cubi di gas ogni anno per trent’anni a cominciare dal 2018.

Il mercato cinese è assai più promettente di quello europeo, ecco perché Putin non deve averci pensato troppo a dichiarare la cancellazione del progetto South Stream. A farne le spese l’italiana Saipem, partecipata dell’Eni, a cui spettava la costruzione del tratto iniziale del gasdotto, e che potrebbe perdere 1,8 miliardi di ricavi.

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