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mercoledì, 1 Dicembre 2021

Privacy e Data Broker, l’allarme di Tim Cook

Mentre le vendite di iPhone e i fatturati sono in fase calante, Apple continua a insistere sul tema della privacy. Tim Cook scrive sul Time Magazine un intervento in merito di privacy e Data Broker. “Una delle maggiori sfide nella protezione della privacy è che molte delle violazioni sono invisibili”

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Emanuele Marino
Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

What happens on your iPhone, stays on your iPhone”, quello che succede sul tuo iPhone resta sul tuo iPhone, questo il maxi cartellone con il quale Apple si è presentata al Ces di Las Vegas. L’azienda di Cupertino non era presente con uno stand, come suo solito, riuscendo però a far notare la propria presenza sovrastando lo stand di Google. Mentre le vendite dell’azienda continuano a calare, l’amministratore delegato, Tim Cook, sembra essere fortemente ferrato sul tema della privacy.

L’AD è infatti intervenuto ieri sul Time Magazine affermando “Tutti meritano la privacy online, il problema non è troppo grande o troppo alto. Chiedo al Congresso di approvare un’ampia riforma federale delle regole sulla privacy”, richiedendo un intervento delle autorità americane

Secondo Cook i consumatori dovrebbero avere il diritto di sapere cosa ccade nel retroscena informatico con i loro dati personali, tema scottante degli ultimi periodi.

Egli interpella anche i “data broker”, ossia quei soggetti diversi dalle grandi società, come Google, Facebook, Amazon, etc, ma che gestiscono ugualmente imponenti moli di dati personali.

Nel 2014, un rapporto della Federal Trade Commission statunitense, aveva stimato l’esistenza di un singolo data broker con “informazioni su oltre 700 miliardi di dati aggregati” e di “un altro soggetto che aggiunge 3 miliardi di nuovi dati ogni mese ai suoi archivi”, cifre esorbitanti sicuramente lievitate fortemente nel corso degli ultimi anni.

Questi soggetti operano principalmente in ambito pubblicitario, essi sono totalmente sconosciuti agli utenti. I data broker, a differenza di quanto fanno Google o Facebook.

“Una delle maggiori sfide nella protezione della privacy è che molte delle violazioni sono invisibili. Per esempio, potreste aver acquistato un prodotto da un rivenditore online. Ma ciò che il rivenditore non vi dice è che poi ha venduto o trasferito le informazioni sul vostro acquisto ad un “data broker”, una società che esiste solo per raccogliere le vostre informazioni, confezionarlo e venderlo ad un altro acquirente. Il sentiero scompare prima ancora di sapere che c’è un sentiero. In questo momento, tutti questi mercati secondari per le vostre informazioni esistono in un’economia sommersa che è in gran parte incontrollata alla vista di consumatori, regolatori e legislatori. Cerchiamo di essere chiari: non avete mai firmato per questo. Pensiamo che ogni utente dovrebbe avere la possibilità di dire: “Aspetta un minuto. Queste sono le mie informazioni che stai vendendo, e non ho dato il mio consenso”. La tecnologia ha il potenziale per continuare a cambiare il mondo in meglio, ma non potrà mai realizzare tale potenziale senza la piena fiducia di coloro che la utilizzano” conclude Tim Cook sul Time.

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