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lunedì, 29 Novembre 2021

Primo Carnera, il tramonto della “montagna che cammina”

Il Gigante buono e La montagna che cammina sono gli epiteti maggiormente noti del pugile e wrestler italiano Primo Carnera, figura di riscatto dell'emigrazione italiana, gli "ultimi" arrivati in Usa e nell'Europa moderna .

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Primo Carnera è stato la sintesi perfetta tra il superbo Capaneo e il gigante Anteo cantati nella prima cantica della Commedia dantesca. 

“Ho preso tanti pugni nella mia vita, veramente tanti… ma lo rifarei perché tutti i pugni che ho preso sono serviti a far studiare i miei figli.” – Primo Carnera

Spentosi nella provincia friulana di Sequals il 29 giugno del 1967, “The walking mountain” impressionò a tal punto il mondo, oltre i confini sportivi della boxe e del nascente wrestling, passando allo spettacolo di Hollywood, da esser presto assunto come immagine del regime mussoliniano.

Partito dalla natia e poverissima Sequals, come i tanti emigranti tra l’Europa moderna e il NUovo continente; ancor adolescente per lavorare come manovale nel settore edile arrivò in Francia dietro spinta degli zii.

Proprio la Francia e gli zii diedero lo sprint al futuro “Gigante buono”, impressionati dall’oltre 1, 93 m d’altezza e i 130 kg di peso del giovane.

Ma l’esperienza dello spettacolo arrivò per prima. Mosse i primi passi nel circo di Francia in modo fortuito, dato che era di passaggio nella zona di Le Mans, assumendolo come “fenomeno da baraccone” svolgendo il ruolo dell’uomo-forzuto e del lottatore.

Tali esibizioni saranno profittevoli alla sua rivelazione.

Ad Arcachon venne scovato dall’ex pugile Paul Journeé, colpito dalla forza e dalle buone doti di Carnera si impegnò a farne un combattente della nobile arte e a presentarlo al manager Leon Seé che tra strategie pubblicitarie e l’organizzazione di numerosi match, tutti vinti da Carnera per K.O. aprì la strada per gli Usa nel 1929.

Nel Nuovo Mondo, Carnera diventò l’altra faccia del fenomeno emigratorio italiano, lungi dalla Mano Nera, dagli stereotipi razzisti. Gli incontri tra 1929-30 sono un mix di successi sportivi, con circa 16 matches vinti per K.O. e le macchinazioni dei suoi furfanti managers.

L’esito immediato sarà la possibilità di combattere per la cintura dei pesi massimi. Campione in carica era il lituano naturalizzato americano Jack Sharkey, reduce da una striscia di 35 vittorie; Primo era reduce da 74 vittorie.

Nella bolgia della boxe del Madison Square Garden di New York, il 29 giugno del 33′ Carnera si aggiudica il titolo dopo il sesto round, diventando il primo pugile italiano campione dei pesi massimi, seguito successivamente da nomi leggendari come l’imbattuto l’italo-americano come Rocky Marciano e lo “sparviero” Patrizio Oliva nella categoria superleggeri.

Altra parentesi sul ring di Primo Carnera è quella come lottatore nel wrestling. Dopo i primi rifiuti nel 1941, nel dopoguerra accettò, finendo con l’affermarsi nella nuova manifestazione sportiva della Georgia Championship wrestling; nel 1948 ebbe la possibilità per il titolo con la National Wrestling Alliance, sconfitto nel main event da Lou Thesz.

Cintura nella WWE arriva solo nel tag-team match con Bobo Brazil nel 1956.

La carriera di wrestler si protrae fino agli anni antecedenti alla morte, intervallata dalla partecipazione nel mondo del cinema, soprattutto nel boom dei kolossal, e in avanspettacolo al fianco di Renato Rascel.

Successivamente sarà il grande schermo ad immortalare Carnera, grazie all’interpretazione di Alndrea Iaia e la regia di Renzo Martinelli.

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