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mercoledì, 19 Gennaio 2022

Premio Strega 2014

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Ben 140 preferenze hanno permesso allo scrittore casertano, Francesco Piccolo, di aggiudicarsi l’ambito Premio Strega, superando di soli 5 voti Antonio Scurati e la sua opera Il padre infedele, edito da Bompiani, da molti considerato favorito alla vittoria.

E’ di certo una stagione fortunata per Francesco Piccolo, che oltre all’importante riconoscimento letterario si è aggiudicato precedentemente il David e il Nastro d’argento come sceneggiatore de Il Capitale Umano di Paolo Virzì. La sua opera dal titolo Il desiderio di essere come tutti ha infatti convinto i 400 membri che compongono la giuria del Premio Strega per l’edizione 2014, che premia l’opera vincitrice il primo giovedì del mese di luglio nel ninfeo di Villa Giulia a Roma. Per quanto riguarda gli altri nomi della cinquina dei finalisti resa nota a giugno, il secondo posto è andato ad Antonio Scurati con 135 voti e il terzo posto a La vita in tempo di pace di Antonio Pecorario con 60 voti; seguono, Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella Lisario, o il piacere infinito delle donne di Antonella Cilento, che hanno guadagnato rispettivamente 48 e 30 preferenze.

Il premio Strega che deve il suo nome al famoso Liquore Strega, ancora oggi tra i principali finanziatori della manifestazione, nacque nel 1947 nel salotto letterario dei coniugi Goffredo Maria Bellonci, scrittrice nonché ideatrice del premio. L’intento era quello di promuovere e risollevare la cultura italiana del dopoguerra, dopo il conflitto bellico e il ventennio fascista. Definiti ‘gli amici della domenica’ giornalisti, scrittori e artisti di vari partiti si radunavano già nel 1944 nel salotto Bellonci per fare fronte comune contro quel comune senso di disperazione che univa gli intellettuali in un’epoca incerta; poi il dopoguerra offrì loro nuovi linguaggi e nuove prospettive di fronte ad un’Italia che si trasformava, soprattutto dal punto di vista economico e politico. Quel ristretto luogo di scambio interazione che era il salotto dei Bellonci, è oggi diventato un’importante manifestazione che riunisce 400 uomini e donne di cultura compresi ex-vincitori che premiano un’opera pubblicata in Italia tra il 1 aprile dell’anno precedente e il 31 marzo dell’anno in corso. Sono molti i nomi illustri ad aver ricevuto nel corso delle edizioni passate l’importante riconoscimento: il primo ad aver ricevuto tale premio nel 1947 è stato Ennio Flaiano con il suo Tempo di Uccidere. Ma meritano di essere ricordati altri grandi firme quali Elsa Morante con L’isola di Arturo nel 1957, Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel 1959, Natalia Ginzburg con Lessico Famigliare nel 1963 e tanti altri nomi della letteratura italiana.

L’opera di Piccolo è stata definita dalla giuria “un racconto di formazione individuale e collettiva” nonché romanzo della sinistra italiana. Ed è proprio a questo che si collega lo stesso titolo dell’opera, come raccontato dallo stesso scrittore durante la manifestazione, ovvero a quel ‘tutti’ che riporta alla mente il titolo dell’Unità subito dopo i funerali di Enrico Berlinguer; la riflessione parte proprio dalla scomparsa del grande statista italiano, la cui testimonianza ha rappresentato, nonostante l’appartenenza politica, un segnale di accoglienza e rispetto a chi non la pensava come lui ma soprattutto un simbolo di anni decisivi per la sinistra e per la società italiana in genere. L’io autobiografico si contrappone a quel tutti in un’opera in cui aneddoti di vita vissuta, come l’irruzione nella vita adulta ed esperienze private, si fondono con quegli avvenimenti che hanno segnato la vita pubblica del Paese. L’idea trainante del romanzo è che pubblico e privato non sono due sfere separate ma complementari e  quindi ciò che accade nel mondo ha una sua ripercussione sulla formazione di un individuo.

Ma di fronte a questa universale verità c’è anche la consapevolezza che la vita dell’uomo oscilli tra il desiderio di differenziarsi dalla massa e dal far parte di essa in modo attivo. Il desiderio di essere come tutti nasce dalla volontà di esprimere questo concetto universale che Natalia Ginzburg aveva definito così: “in ogni persona c’è il desiderio di essere diverso dagli altri ma anche di far parte della comunità e di assomigliare agli altri” come elementi fondamentali che caratterizzano ogni essere umano.

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