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domenica, 2 Ottobre 2022

Polonia, varata la legge sull’Olocausto

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Discussioni nell’ambito del reato di apologia di sentimenti politici del passato, quali il fascismo in Italia e il nazismo in Germania, dove addirittura vi sono “Lander” in cui è proibito il possesso del “Mein Kampf” di Adolf Hitler, oppure sulle posizioni negazioniste assunte da parte di molteplici storici sulla Shoah, come lo storico David Irving, ma un procedimento legislativo come quello attuato dalla Polonia, varato oggi, 1 febbraio 2018, non poteva che destar scompiglio e reazioni forti da parte della politica internazionale.

Grande clamore infatti ha scaturito la legge abrogata dal Parlamento Polacco stamane, che prevede l’arresto e fino a tre anni di detenzione per coloro che accuseranno la Polonia ed il governo polacco di complicità ai più violenti crimini nazisti, alla deportazioni nei ghetti e soprattutto nei campi di concentramenti, tra cui primeggia -ahimè- Auschwitz, soprattutto accomunando tali luoghi ed eventi con l’appellativo di polacco e non nazista.

Dura era stata la reazione del Senato Polacco, erede, testimone e più vicino osservatore di cosa sia stato quell’orrido periodo dell’occupazione nazista e della seconda guerra mondiale per la storia dell’uomo, non solo polacca. Ma tuttavia, si è rivelato incapace di non far approvare la legge sull’Olocausto. La spinta del partito conservatore, con tendenze di estrema destra, Diritto e Giustizia (PIS), guidato dal leader Jaroslaw Kaczynski, è riuscita invece ad arginare le reazioni ostili del Senato polacco a proprio vantaggio e dare il via libera all’approvazione del disegno, come è infine accaduto stamane, in attesa adesso solo la firma del presidente Duda.

Secondo tale legge, la Polonia è stata anch’essa vittima della violenza nazista esautorando qualsiasi complicità, attaccando soprattutto i Media e politici internazionali consoni ad adoperare l’appellativo “polacco” per definire gli eventi tragici avvenuti in quegli anni ai danni della popolazione ebraica; ma allo stesso tempo sottolinea come le carneficine perpetrate ai polacchi da parte di nazionalisti ucraini vicini al nazismo siano prive di valore, nonostante le molteplici testimonianze e documentazioni storiche.

Dure le reazioni della scena politica internazionale, capitanata dagli Stati Uniti, che ha ribadito, mediante la protesta di un gruppo di senatori del Congresso, un appello al presidente della Polonia Andrzej Duda, di non firmare una legge di tal genere e di non peggiorare i già ardui rapporti diplomatici con la Casa Bianca.

Anche Israele alza la voce contro la legge e la Polonia, accusandola di una negatio de-facto dell’Olocausto, attraverso il canale Twitter del ministro israeliano Yoav Galant, che ha manifestato il proprio sentimento di sdegno dinanzi all’assurdità di una tale legge ed ha sottolineato l’impegno adottato da molteplici paesi nel ricordare le vittime dell’Olocausto,    ” in tutti i suoi 6MLN di persone e senza distinguerli in Polacchi e non”.

Il Parlamento Polacco già in passato aveva ostacolato le molteplici indagini storiografiche e l’accesso ai sopravvissuti documenti d’archivio dei lager nazisti, in cui era stata riscontrata, secondo alcuni storici del fenomeno, elementi xenofobi e antisemiti nella Polonia durante gli anni antecedenti all’occupazione nazista seguita all’invasione nel settembre 1939. Accomunando in tal modo la posizione di questo paese a quella dei governi collaborazionisti presenti in Francia, a Vichy, ed in Danimarca e Norvegia.

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