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martedì, 25 Gennaio 2022

Polemica in Germania: sentenza a ex guardia lager nazista

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Polemica in Germania mentre fa ancora i conti con il suo passato atroce, quello legato al culto della svastica totalitarista. L’ ultima è toccata alla sentenza di un tribunale di Amburgo nei confronti di Bruno Dey, 93enne ex mebro delle SS e addetto al campo di concentramento di Stutthof.

Secondo quanto riferito dalla sentenza, Bruno Dey, all’epoca poco più che adolescente, formatosi nell’età del consenso al regime nazista (post 1933-38), sarebbe stato tra i mallevadori, grazie alla sua attività di guardia, alla morte di circa 5.232 persone.

L’ormai anziano ex membro delle SS è stato condannato alla pena di anni 2 di carcere, ma a far polemica è la commutazione della medesima in attività vigilata a causa dell’età avanzata dell’uomo.

Il processo Dey, durato 44 udienze, ha avuto fasi alterne nell’articolarsi e concludersi, accompagnate dalla polemica in Germania.

Dopo le iniziali smentite e dichiarazioni dell’imputato, il quale riconosceva di essersi unicamente occupato del lager nazista in qualità di guardiano e non come aguzzino, contestando qualsiasi crimine, nelle ultime battute l’uomo lucidissimo benché anziano aveva in parte sottolineato i suoi errori, riconoscendone le responsabilità.

Nell’ultima udienza l’anziano ex guardiano del lager aveva riferito di esser venuto a conoscenza di testimoni diretti e di superstiti vittime dell’Olocausto e della ferocia nazista, dichiarando che analogo episodi non debbano più verificarsi.

A dar adito alla polemica contro la Germania è stato inizialmente il Wiesenthal Centrum di Gerusalemme, attraverso le dichiarazioni del direttore Eifram Zuroff, che ha ritenuto la decisione del tribunale “insulto ai sopravvissuti” e “sintomo di simpatia mal riposta”.

Negli ultimi anni il populismo in Germania ha ripreso, come anche in Italia, le sue malsane radici estreme, richiamandosi al culto hitleriano, nonostante il reato di apologia sia penalmente perseguitato in modalità serie e dure rispetto al nostro paese, come certifica l’assenza e il divieto in commercio del Mein Kampf in alcune regioni tedesche.

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