Poggioreale: a pranzo con Sua Santità

Sono le 13 di sabato 21 marzo quando, il Santo Padre, si è recato a pranzo dai detenuti di Poggioreale, il carcere più grande d’Europa, che per l’occasione hanno trasformato la chiesetta interna in un grande refettorio. La notizia ‘sorprese’ sin da subito l’opinione locale e pubblica, forse perché troppo spesso ci si dimentica degli abitanti delle carceri.

irettore Poggioreale Antonio FullonePer giorni si discusse di questo straordinario auto invito a pranzo di Papa Francesco, desidero di abbracciare e trascorrere un po’ di tempo con i detenuti, eppure non ci si sarebbe dovuti stupire di questa scelta considerata la sempre altissima attenzione riservata dal Pontefice ai reclusi della società. Al termine della permanenza è stato piantato un albero di ulivo come ricordo del passaggio del Pontefice. Per l’occasione, abbiamo rivolto alcune domande al Direttore della Casa Circondariale di Poggioreale, il dottor Antonio Fullone.

Il Papa pranzerà tra i detenuti. Come hanno accolto questa opportunità?

«Sicuramente è stata accolta con gioia, perché è un evento che tocca davvero tutti i cuori, indipendente mente dall’intensità delle propria fede. Ora c’è grande fermento, grande voglia di partecipare perché è una festa. Ecco, direi che è questa la sensazione dominante rispetto alla notizia e all’attesa».

tra i detenuti oggi saranno presenti anche dei giovani di Nisida. Dott. Fullone ci conferma questa notizia?

«Certamente. In totale i ragazzi di Nisida saranno quattro che andranno insieme a una folta rappresentanza del carcere di Poggioreale, ma saranno presenti anche  Secondigliano e l’O.P.G (ospedale psichiatrico giudiziario) di Napoli a completare la folta rappresentanza che parteciperà all’incontro. Si è voluto così accontentare  il desiderio di tutti di partecipare a questo straordinario evento».

Sarà sicuramente una grande opportunità per questi giovani…

«Immagino di sì, che per i ragazzi sia ancora più significativo rispetto alle persone adulte. Questo immagino che possa essere così, deve essere così».

Cosa si aspettano dalla vicinanza del Santo Padre?

«Io penso che accanto al sentimento di gioia ognuno di loro sarà portatore di un’istanza a cui non si darà voce, ma sarà molto più intima, interiore. Suppongo  si attenda che poi questa istanza possa concretizzarsi. Vi è si una gioia collettiva, ma credo che ci sia anche una dimensione molto più intima, molto più privata nell’accostarsi a questo evento».

In ultima analisi, lei Direttore cosa chiederà al Santo Padre?

«Diciamo che anch’io mantengo le due dimensioni, una più personale e una più collegiale che non ho nessuna difficoltà a rendere pubblica. Spero che su questo regalo che ci viene fatto, perché io lo vivo così, si possa costruire un percorso di cambiamento che è già iniziato da qualche mese; da qui si potrà avere uno slancio e quella serenità di cui abbiamo davvero bisogno in un ambiente così difficile come il carcere».

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27 anni, poliedrico, sensibile, napoletanissimo. E' Compositore video-grafico e operatore di comunicazione sociale. Malato di "teatrite acuta", appassionato di cinema, musica, lettura e scrittura creativa, ha l'Africa nel cuore. Sogna di diventare editore e un teatro tutto suo.

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