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sabato, 26 Novembre 2022

Pizzo per la serie tv Gomorra

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Francesca Fichera
Laureata in Lingue per la Comunicazione e Cooperazione Internazionale. Le sue passioni sono la letteratura, l'arte e la politica.

La casa cinematografica Cattleya è stata vittima di estorsione nel corso delle riprese della serie televisiva Gomorra: è con questa accusa che si è potuto procedere all’arresto di 3 esponenti del clan Gallo-Pisielli per opera dei Carabinieri di Torre Annunziata. Gli arrestati sono Francesco Gallo, con tutta probabilità tra i capi dello stesso clan e già in carcere, e i genitori Raffaele Gallo e Annunziata De Simone: sarebbero stati loro, stando a quanto afferma la Procura, a costringere i rappresentanti della Cattleya a pagare una cifra aggiuntiva, a margine di quella già versata secondo contratto, per poter girare diverse scene della “famiglia Savastano” all’interno dell’abitazione privata di un parente del presunto boss nel parco Penniniello di Torre Annunziata, a sua volta finito in prigione nel corso dell’operazione “Mano Nera”.

I tre, accusati di estorsione aggravata dal metodo di intimidazione camorristico, avrebbero imposto ai responsabili della società cinematografica il pagamento di somme ulteriori oltre a quella regolarmente pattuita di 30mila euro per l’affitto della location: a seguito dell’arresto di Francesco Gallo nell’aprile dello scorso anno, essendo passati nelle mani del custode giudiziario tanto il contratto dell’immobile prescelto quanto i pagamenti a esso relativi, i familiari del detenuto avrebbero ingiunto minacciosamente il versamento di altri 6mila euro in contanti per mettere le riprese al sicuro da qualsiasi ‘imprevisto’. Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali realizzate dall’Arma di Torre Annunziata è stato possibile dimostrare che Raffaele Gallo e Annunziata De Simone, i genitori del boss, hanno continuato a intrattenere rapporti con alcuni rappresentanti della Cattleya ai quali, attenendosi a quanto riportato anche nella nota della Procura a firma dell’aggiunto Filippo Beatrice, sono riusciti a estorcere un’ulteriore cifra, pagata a loro personalmente piuttosto che al custode giudiziario. I provvedimenti restrittivi emanati dal Gip di Napoli riguardano soltanto l’ipotesi di reato di estorsione: per altri reati come l’associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione, droga e favoreggiamento personale, le richieste dei Pm sono state rigettate, non senza che la Procura non presentasse appello. Nell’inchiesta risultano indagati anche alcuni responsabili della società cinematografica, tra cui Gianluca Arcopinto e Matteo De Laurentiis: l’uno per aver mentito durante l’interrogatorio, negando di aver versato le somme estorte, l’altro per aver informato i coniugi Gallo delle indagini che si stavano svolgendo a loro carico. In particolare, nelle intercettazioni di De Laurentiis, tuttora organizzatore generale della Cattleya, si può chiaramente evincere quanto nel riportare a Raffaele Gallo l’interrogatorio tenuto davanti al Pm l’intenzione fosse quella di risparmiare i 18mila euro ancora da saldare per le riprese.

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