Ma che Pino è ?delusione dei napoletani

Il concerto in tributo che disattende le aspettative

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Pino daniele

Le canzoni  aiutano a ricordare e stranamente sono poche quelle che ci rammentano episodi brutti della vita. In larga parte esse ci portano a rivivere momenti belli della nostra esistenza e non è un caso che ce ne siano alcune particolarmente adatte a farci tuffare nel passato. Per chi è nato a Napoli, e non solo, a cavallo degli anni settanta, la musica di Pino Daniele è stata quella che ha accompagnato le nostre giornate di allora e noi giovani che guardavamo con sospetto pur essendo napoletani le nostre canzoni in dialetto abbiamo scoperto forse per la prima volta quanto era bello cantare nella lingua napoletana. Molte polemiche in questi giorni sono nate per il tributo fatto a Pinotto (come lo chiamavano affettuosamente da piccolo), su Rai uno, con una serata dedicata al grande artista, alle sue canzoni e alla sua napoletanità. E’ vero, le canzoni del bluesman, tranne alcuni casi rari, giovedì scorso ne sono uscite con le ossa rotte, qualche monologo è sembrato un poco artefatto e qualche protagonista un po’ fuori luogo, ma in verità ci conviene prendere per buone alcune cose. Il fatto ad esempio che quasi tutti i vip invitati ( Baglioni, Venditti, De Gregori, Mannoia solo per fare qualche nome) erano veramente profili che hanno conosciuto il nostro e in molti casi ci hanno collaborato, il fatto che sembravano sinceri nei sentimenti verso l’artista partenopeo e il tentativo disperato e coraggioso di rendere vera giustizia alle poesia di Daniele pur sapendo quanto fosse difficile. Tutti aspetti che ci devono far guardare con simpatia questa “jam session” andata in onda in prima serata nella quale si è parlato e cantato anche insieme a coloro che hanno condiviso più di altri la storia musicale del nero a metà. E sto parlando di Enzo Gragnaniello, che pensate ha fatto le elementari con l’autore di “Terra mia” ma soprattutto di Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito ed altri meno noti ma altrettanto preziosi, che con lui hanno diviso date, concerti ed esistenze in uno scambio fecondo di esperienze musicali che hanno rilanciato la musica napoletana arricchendola di sonorità e percezioni piacevolmente diverse. Una serata nella quale Napoli è tornata protagonista, con il suo idioma, la sua filosofia, i suoi proverbi che il cantore così bene sapeva innestare tra le note a volte tristi, a volte allegre, ma sempre ricche di “humus partenopeo” senza il quale, ne la fertile timidezza di Pino ne il suo immenso talento, l’avrebbe portato ad essere così eccezionalmente grande.

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