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venerdì, 30 Settembre 2022

Pier Paolo Pasolini: il rapporto viscerale con Napoli

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Napoli è una città dai mille colori, identità, volti storici, culturali e letterari, tra questi sicuramente Pier Paolo Pasolini, che visse un rapporto quasi viscerale con la città.

Napoli: una città dai mille volti … letterari 

Pier Paolo Pasolini, proprio attraverso l’immagine di una città spesso degradata e dove vigeva una forte diseguaglianza sociale (talvolta tangibile ancora oggi) riuscì a costruire e a spiegare un modello di potere che si opponeva ai valori tradizionali, non in modo sovversivo, semplicemente acculturandosi. 

Nel 1963 Pasolini girò un film-inchiesta sulla sessualità, Comizi d’amore, percorrendo la penisola italiana e chiedendo a diverse persone, appartenenti a vari ceti sociali, che cosa pensassero dell’amore e dei rapporti sessuali.

Il risultato fu sorprendente, venne fuori un’inchiesta costellata di frasi fatte, proverbi, luoghi comuni; la parte napoletana, girata nei pressi di Porta Capuana, contiene le risposte più originali e spontanee.

L’intellettuale, sceneggiatore e poeta, spesso sottovalutato, fu uno degli artisti più poliedrici e versatili dell’Italia e ancora oggi la sua “impronta” fa riflettere, soprattutto sui diversi aspetti che riguardano la società attuale. 

Visse in un’Italia difficile, simile a quella attuale, all’interno della quale erano forti le contraddizioni. Il ruolo dell’artista non era sempre ben accolto, specie quando esso si contrapponeva alla cosiddetta tradizione.

Riconoscere se stesso nella società, e tracciare i contorni di un popolo, questo fu sostanzialmente il lavoro di Pasolini, che preferì concentrarsi su Napoli, con gran fervore.

“Coi napoletani mi sento in estrema confidenza, perché siamo costretti a capirci a vicenda. Coi napoletani non ho ritegno fisico, perché essi, innocentemente, non ce l’hanno con me”, dichiarò in un’intervista, Pier Paolo Pasolini. 

Pier Paolo Pasolini: Il Decameron come omaggio a Napoli

L’omaggio a Napoli arriva con il Decameron, pellicola capolavoro, interamente tratta dalla celebre opera di Giovanni Boccaccio.

Pier Paolo Pasolini, pur rispettando il testo, riportato senza modifiche, decise di girare la pellicola a Napoli.

La città partenopea dunque è la protagonista dell’epoca, assieme al suo popolo, colto e non.

La pellicola di Pasolini, girata nel centro di Napoli (monastero di Santa Chiara) e dintorni. Nella rivisitazione “moderna” del Decameron, Pasolini mescolò ceti sociali diversi, dal povero alla borghesia e per finire anche il ceto ecclesiastico.

“Ha accettato e fatta sua la visione del senso comune di tutti i tempi la quale considera Il Decameron come un libro non solo privo di tabù ma anche privo del compiacimento di non averne”. Affermò Alberto Moravia, suo grande amico e confidente. Un commento dalle parole positive che sottolinea la forte visione comune verso cui propendeva il pensiero di Pasolini. Un libro privo di tabù, una pellicola che mostra la realtà per quello che è, scegliendo Napoli, compreso il forte bagaglio di contraddizioni, diseguaglianze e identità disgregate che la contraddistinguono.

Napoli e i napoletani diventano così il simbolo della resistenza a quella trasformazione causata dall’avanzare del capitalismo, che Pasolini riteneva rovinoso per tutti.

Ricordiamo che Napoli fu particolarmente amata anche da Giovanni Boccaccio, il poeta che scrisse la celebre opera, Il Decameron. 

Boccaccio, grazie ai suoi primi amori (Fiammetta, che trovò posto tra i protagonisti del Decameron), ai suoi sbocchi culturali, rappresentò per lo scrittore fiorentino una vera e propria ispirazione, quasi una musa e un lancio per le sue passioni.

Una Napoli che ripetutamente e ciclicamente appare nella letteratura, senza tempo, e senza confini.

Da Boccaccio a Pasolini, rappresenta sempre una città dai mille sbocchi, dai tanti volti e dalle tante bellezze.

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