Piccolo manuale del perfetto evasore…

Sistemi legali per aggirare il fisco

Inizia l'era degli scontrini
Inizia l'era degli scontrini

Ancora una volta, all’approssimarsi della scadenza per la dichiarazione dei redditi, si sente vagare nell’aria la parola “evasione”. Molti i sistemi legali ed illegali per sottrarsi al versamento di quanto dovuto all’Erario. I sistemi illegali sono talmente invalsi nella prassi, da divenire, nell’immaginario collettivo… la regola da seguire.

È noto ad esempio come molti commercianti evadano, nel senso letterale del termine, perché non denunciano tutti i guadagni; ma va anche osservato che, per la parte che li riguarda, vengono messi in condizione di farlo, in un modo semplice, quasi istituzionale. Ma in che maniera?

Prima della riforma tributaria del 1974 presso ogni Provincia esistevano registri in cui venivano indicati i redditi presunti delle varie categorie di commercianti e tutto ciò faceva testo per il fisco.                                                                                                      I parametri per individuare i presunti guadagni erano legati all’ubicazione più o meno favorevole dell’attività, nonché alle dimensioni del negozio, pertanto in base a questi si presumeva l’introito del commerciante. L’onere della prova era quindi a carico del venditore che però non era in grado di supportare la tesi di un profitto inferiore a quello presunto con testimonianze quali ricevute o una contabilità di cassa; una vera prova diabolica dunque, che arricchiva lo Stato, ma affossava gli esercenti.                          Con la riforma del 1974 l’intero meccanismo viene completamente capovolto e così è lo Stato a dover fornire la documentazione dell’eventuale falso commesso dal contribuente. Stavolta infatti è il contribuente a dover tenere una contabilità dettagliata e questa fa testo, fino a prova contraria. Ma come trovare la prova contraria se esiste una perfetta corrispondenza tra i libri contabili e le dichiarazioni dei negozianti? All’arrivo del fisco infatti, la truffa è già andata a segno. In che modo?

Risveglio e le Casse dello Stato
Risveglio e le Casse dello Stato

Nei libri tenuti dallo stesso commerciante compaiono sinteticamente tre voci: le fatture delle merci comperate, le ricevute degli incassi per le merci vendute e le merci in magazzino. Un buon esercente deve solo fare in modo che ci sia una corrispondenza tra ciò che dichiara di aver venduto, ciò che è rimasto in magazzino e quanto ha comprato. Poiché lo scopo è di far apparire un giro d’affari inferiore al reale, gli basterà dimostrare di aver comprato meno merci di quante ne ha realmente acquistate. Ciò significa non munirsi di tutte le fatture per la merce comprata, cosa non poco gradita ai vari venditori che a loro volta emetteranno meno ricevute e pertanto un minor numero di prove tangibili dei propri guadagni, innescando un vero circuito di evasione. Nel gergo degli esperti fiscali, parliamo di “un tavolino con due gambe”, la terza, quella degli incassi, non c’è, pertanto il “tavolino” penderà dalla parte del contribuente, ciò significa anche che non ha davvero senso riferirsi alla contabilità fornita dai venditori per determinarne il reddito.                                                                                   Quanto detto se vale per i commercianti, tanto di più ha valore per i liberi professionisti, che in genere acquistano dall’esterno poche merci e servizi. In tal caso siamo di fronte ad un “tavolino senza gambe”, che galleggia a mezz’aria, e che fonda sul totale arbitrio di quanto dichiarato dai professionisti. Ecco che l’allora Ministro delle Finanze Reviglio si avventurò lungo la strada delle ricevute fiscali, parliamo dell’inizio degli anni ‘80, ma i più furbi, munendosi di due libretti, uno per il cliente ed uno per i funzionari delle imposte, elusero la legge, ed anche in questo caso… il gioco era fatto.     La disperazione era tanta e bisognava inventarsi qualcosa. Fecero dunque la propria comparsa i registratori di cassa e qui ci muoviamo su un terreno meno fangoso su cui gli agenti della Guardia di Finanza hanno potuto e ancora muovono passi più sicuri, avendo scovato di tanto in tanto congegni capaci di cancellare incassi di ore ed ore. Altra grande scappatoia, tra l’altro legalissima, è lo splitting, strumento attraverso cui basta avere i propri parenti nella veste di soci, così da frazionare i redditi percepiti tra i componenti di una stessa famiglia al fine di ridurre la tassazione, in quanto il nostro sistema fiscale è di tipo progressivo. Che fare dunque? In che maniera indurre i contribuenti a versare quanto dovuto all’Erario? La vera domanda è: bisogna usare strumenti coercitivi o ridurre il peso fiscale divenuto vero capestro di italiani stanchi di cedere metà dei propri profitti? …ai posteri l’ardua sentenza!

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