Molte sono le piazze belle di Napoli, ma Piazza dei Martiri è una di quelle più amate dal popolo partenopeo. Come molti dei luoghi di Napoli, questa piazza cela un passato ricco di storia e di arte. L’elemento che contraddistingue Piazza dei Martini è il monumento con i quattro leoni, motivo per il quale è anche conosciuta come la piazza dei leoni. Procediamo però con ordine: inizialmente era nota come Largo di Santa Maria a Cappella Nuova e nacque in modo spontaneo intorno al ‘500.
Prima di allora era vietata l’espansione della città al di fuori delle mura e a via Chiaia c’era una delle tante porte che sbarrava l’accesso ai forestieri. Tornando indietro nel tempo, al posto di Piazza dei Martiri avremmo visto una piccola arena creata dal fiume che attraversava via Chiaia e tutt’attorno avremmo visto qualche casa di pescatori che lavoravano alla spiaggia (Chiaia deriva proprio dallo spagnolo “playa”).
Le origini
L’attuale nome della piazza deriva dal monumento ai Martiri per la Libertà, opera di Enrico Alvino, noto architetto e urbanista dell’ ‘800. Ferdinando II di Borbone dopo aver represso i moti popolari del 1848 commissionò all’artista un monumento alla Madonna con l’intento di celebrare la pace ritrovata. Alvino eresse quindi nell’attuale Piazza dei Martiri una colonna della Pace, ma nel corso dei lavori il re morì e quindi questi ultimi non furono ultimati: la colonna di granito grigio del Garda avrebbe dovuto reggere una statua della Madonna. Il luogo venne denominato dal popolo Largo della pace.
Piazza dei Martiri e i suoi leoni
Tuttavia dopo l’Unità d’Italia e l’avvento dei Savoia la situazione cambiò; Alvino fu reincaricato di terminare l’opera ma l’intento politico divenne tutto l’opposto. Da monumento borbonico divenne un monumento antiborbonico; quindi non più un monumento dedicato alla Madonna, ma ai martiri delle rivoluzioni napoletane. La statua della Vergine fu portata nella Chiesa di San Giovanni Maggiore e al suo posto fu messa una statua raffigurante la Vittoria alata, eseguita dal Caggiano.
In seguito sono stati poi aggiunti gli iconici leoni che rappresentano le principali rivolte a cui hanno partecipato i napoletani. Il leone morente, opera di Antonio Brusciano, rappresenta i caduti della Repubblica Partenopea del 1799; il leone trafitto dalla spada, opera di Stanislao Lista, simboleggia i caduti carbonari dei moti del 1820; il leone sdraiato di Pasquale Ricca, che sotto la zampa ha lo statuto del 1848, rappresenta i caduti liberali del 1848; infine il leone in piedi (l’unico dei quattro raffigurati) opera di Tommaso Solari, rappresenta i caduti garibaldini del 1860.





