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Vertice Ue: entro la fine dell’anno stop a 90% dell’importazione di petrolio russo

petrolio russo

L’intesa sull’embargo al petrolio russo era la parte mancante del nuovo pacchetto di sanzioni a causa del conflitto che comprende l’esclusione dal sistema Swift di tre banche russe e una bielorussa.

L’allungamento della lista delle persone sotto tiro che hanno responsabilità nella conduzione della guerra o legami con altre persone sanzionate compreso il patriarca della Chiesa ortodossa Kirill; il bando a prodotti chimici che possono essere usati per produrre armi chimiche; lo stop ai servizi di consulenza e accounting da parte di società europee a clienti russi.

Vertice Ue decide: stop al 90% dell’importazione di petrolio russo

Le sanzioni riguarderanno il greggio e i prodotti petroliferi: lo stop all’import di greggio dovrebbe essere effettivo dopo sei mesi, lo stop ai prodotti petroliferi forniti dalla Russia agli Stati Ue dopo otto.

Il dettaglio sarà reso noto prossimamente: la decisione formale sulle sanzioni deve essere presa dal Consiglio o dai rappresentanti degli Stati presso l’Unione Europea. Già domani si riuniranno gli ambasciatori, innanzitutto per concretizzare modi e tempi dell”eccezione’ temporanea per il greggio fornito mediante oleodotto.

Nelle conclusioni non ci sono indicazioni sulle date: c’è l’indicazione al Consiglio (cioè ai ministri degli esteri) ad adottare l’intero pacchetto di sanzioni ‘senza indugio, garantendo un mercato unico ben funzionante, una concorrenza leale, solidarietà tra gli Stati membri e condizioni di parità anche per quanto riguarda il graduale affrancamento dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili russi’.

In caso di improvvise interruzioni dell’approvvigionamento, ‘saranno introdotte misure di emergenza per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento’. La Commissione dovrà verificare l’attuazione delle misure ‘per garantire condizioni di parità nel mercato unico e la sicurezza dell’approvvigionamento’. Sulla durata dell’esclusione temporanea dall’embargo sul petrolio trasportato dall’oleodotto si pronuncerà il Consiglio europeo ‘quanto prima’.

Secondo quanto emerso nella notte, la durata dell’esenzione per Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, paesi che non hanno sbocco al mare, dipenderà da vari aspetti. Per l’Ungheria peserà per esempio i tempi di aumento della capacità dell’oleodotto Adria, che collega la Croazia all’Ungheria per il greggio proveniente da Medio Oriente e Nordafrica: secondo la Commissione occorrono da un mese e mezzo a due mesi. Pesera’ l’adattamento delle raffinerie al petrolio non russo.

E peserà la quantità di fondi europei che specialmente l’Ungheria riuscirà a strappare per fronteggiare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento: oltre al ‘pacchetto’ RePowerEU appena proposto c’è sempre il piano nazionale per i fondi anti pandemia Next Generation EU, tuttora bloccato per la controversia sul rispetto dello Stato di diritto.

In sostanza, i negoziati per cessare le importazioni dalla Russia attraverso l’oleodotto Druzhba da cui passa circa un terzo degli approvvigionamenti Ue e che ha due ‘tronconi’: quello a nord serve Austria, Polonia e Germania, quello a sud Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. L”eccezione’ e’ prevista anche per la Bulgaria.