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martedì, 9 Agosto 2022

Pensioni: arriva la busta arancione

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Emanuela Iovinehttps://www.21secolo.news
Ambiziosa, testarda e determinata. Napoletana ma residente a Gallarate. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", presentando una tesi dal titolo: "Tendenze Linguistiche del Giornalismo dalla carta al web". Iscritta dal Novembre 2016 all'Ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Diplomata nel Giugno 2013 in danza classica e moderna e attualmente docente di lettere.

Risale a poche ore fa la notizia relativa all’introduzione anche in Italia della Busta Arancione, strumento già ampiamente usato all’Estero per tenere aggiornati i futuri pensionati sull’ammontare del loro assegno pensionistico e fornire cosi anche una stima della pensione attesa.

In Italia l’ex presidente dell’Inps aveva promesso un’iniziativa simile, che si sarebbe dovuta attuare entro il primo trimestre del 2014. Per rendere realizzabile la proposta, bisogna però tenere presente tre principali parametri: 1) Il sistema di calcolo contributivo, il cui scopo è aggiornare i lavoratori sui contributi accumulati e la loro traduzione in termini pensionistici; 2) Le dinamiche della carriera, una carriera piatta sotto il profilo dei guadagli porterà ad un assegno minore rispetto a chi invece negli anni ha avuto crescite professionali e dunque anche aumenti di stipendio; 3) La stabilità lavorativa, gli anni di disoccupazione infatti vanno ad influire sull’assegno Inps e difficilmente possono essere poi recuperati. Le pensioni sono collegate al Prodotto Interno Lordo e una sua crescita determina la conseguente crescita anche dei contributi versati, ma al contrario, un PIL negativo porterà all’effetto contrario.

Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, parla di “Ipotesi di lavoro per la flessibilizzazione del pensionamento, destinato a chi perde il posto”. La soluzione a tutti questi problemi risulterebbe essere quella di creare un meccanismo che consenta un’uscita anticipata dal mondo del lavoro, che sia però per lo Stato a costo zero, senza dover ricorrere all’aumento dell’età pensionabile. Il datore di lavoro dovrebbe dunque pagare tutti i contributi dell’ultimo anno al lavoratore uscente, per poi farseli restituire da quest’ultimo appena risulti l’accreditamento della pensione.

Inoltre, il Parlamento Europeo sembra aver approvato un’importante direttiva, che consente a tutti i lavoratori comunitari di usufruire a pieno titolo dei propri diritti pensionistici anche in un altro Paese dell’Unione Europea. Infine, secondo le statistiche sui pensionamenti è stato accertato che solo con l’allungamento medio della vita potrà esserci un incremento dei requisiti minimi richiesti dallo Stato al lavoratore, per permetterne il giusto pensionamento.

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