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lunedì, 28 Novembre 2022

“Pau” veniva alla luce il 19 novembre 2004

Alcuni studiosi ritrovarono l'esemplare nei pressi di Barcellona. Ancora oggi è la più grande testimonianza fossile sul paleomagnetismo.

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Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

Il 19 novembre 2004 il Pierolapithecus Catalaunicus, un fossile di circa 13 milioni anni fa, veniva alla luce nei pressi di Barcellona. Gli esperti lo chiamarono “Pau”. Pur collocandosi in una linea evolutiva probabilmente estinta, stiamo parlando dell’esemplare più prossimo all’antenato dell’uomo e della scimmia. In un’area di circa 25 metri quadrati nei pressi di Hospitalet de Pierola emersero circa un centinaio di ossa, tra cui quelle del cranio. Il fossile prende il nome proprio dalla località catalana dove avvenne il ritrovamento.

A scoprire il fossile furono alcuni studiosi guidati da Salvador Moyà-Solà dell’Istituto di Paleontologia Miquel M. Crusafont. Gli esperti preferirono chiamare il fossile “Pau” che in italiano significa “Paolo”. Il nome però ha anche il significato di “Pace” e questa scelta non è casuale. I resti infatti apparvero nel periodo delle manifestazioni contro le guerre in Iraq. Le ricostruzioni e gli studi fatti sui resti rilevarono che Pau era un giovane adulto, di circa trentacinque chili per un’altezza di un metro e venti centimentri. Moyà-Solà disse che Pau aveva effettivamente una struttura corporea che stava alla base del bipedismo. Infatti ulteriori studi hanno dimostrato che il fossile poteva arrampicarsi e stare dritto in piedi. A dimostrarlo erano alcuni fattori come un torace più largo, la parte inferiore della colonna vertebrale rigida, le scapole sulla schiena e le articolazioni degli avambracci.

Anche gli studi sulla faccia di Pau dimostrarono che i suoi tratti dovevano essere abbastanza familiari, simili a quelli delle scimmie antropomorfe. L’esemplare non aveva già il ponte osseo fra le orbite. Gli esperti allora sono riusciti a datare Pau in un’epoca corrispondente al “paleomagnetismo” o anche il “Mioceno Medio”, ovvero circa 13 milioni di anni fa. La scoperta fu sensazionale vista la poca presenza di reperti e di testimonianze fossili.

Emiliano Bruner del dipartimento di Biologia Animale dell’Università “La sapienza” ha escluso la possibilità che Pau fosse un progenitore dell’essere umano. Per lui si tratta semplicemente di una scimmia europea, che si è estinta senza dare discendenze. Per Bruner gli esseri umani si sono sviluppati in Africa. Lo studioso ha infatti affermato:“Le sue caratteristiche anatomiche e la sua datazione lasciano pensare che nello stesso periodo ci fosse in Africa qualcosa di molto simile, altre specie di scimmie antropomorfe affini a Pierolapithecus che potrebbero aver fornito il materiale evolutivo originario per una successiva speciazione di scimpanzé, gorilla, e Uomo. Anche se Pierolapithecus è probabilmente indipendente dalla linea evolutiva delle scimmie antropomorfe attuali, è un buon modello per ipotizzare come doveva essere il suo ‘fratello’ africano.”

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