A volte accade nel pubblico impiego che venga concesso il passaggio al livello superiore, come ad esempio da insegnate della scuola materna a quello della scuola secondaria. Per tali eventualità vanno attentamente valutati i valori stipendiali da attribuire nel nuovo livello, in special modo quello dell’anzianità pregressa svolta dall’interessato/a nel corrispondente livello inferiore.

    In questi casi il Ministero della Pubblica Istruzione è solito applicare il sistema della c.d. “Temporizzazione”. Secondo questa procedura, nel caso sopra esposto, viene calcolato il complesso dell’anzianità di servizio e delle competenze stipendiali maturate nel livello inferiore. Questo se di importo superiore al nuovo, va riconosciuto per intero. La parte eccedente viene aggiunta alla nuova retribuzione mediante un assegno personale da assorbire man mano che sono maturati i vantaggi della nuova anzianità di servizio. Con questo meccanismo l’interessato, per ottenere miglioramenti di stipendio nel nuovo ruolo deve attendere il riassorbimento dell’assegno personale. Ovvero, attraverso la maturazione delle maggiori competenze economiche derivate dal nuovo e più corposo meccanismo dell’anzianità di servizio.

Con questa ratio le competenze stipendiali del nuovo incarico non sempre risultano vantaggiose e permettono un vero incremento del proprio stipendio. In particolari casi, anzi, le persone con molti anni di servizio accusano corpose perdite economiche determinate dal blocco temporizzato dei loro livelli stipendiali.

     Nel caso di specie, un’insegnante di ruolo della scuola materna passava nella scuola secondaria. Per questo, il Ministero adottava il meccanismo sopra descritto, c.d. della temporizzazione. L’insegnante in tal caso si opponeva, portando le proprie motivazioni innanzi al Tribunale e ottenendo il riconoscimento delle proprie ragioni. Il Ministero, di seguito, produceva resistenza dinanzi alla Corte d’Appello ritrovandosi poi nuovamente soccombente presso la Corte di Cassazione a Sezioni Unite a totale beneficio della ricorrente.

Ciò accadeva il 06 maggio 2016, con sentenza n. 9144. Con tale deliberato i giudici accoglievano il ricorso della maestra e disponevano che a seguito dell’intervenuta modifica all’art.77, del  d.p.r.407,del 1974, apportata dall’art.57 della legge del 1980, m.312, essendo stata in questa ampliata la fattispecie e comprendendo anche la possibilità di applicazione  nei ruoli superiori per gli insegnanti di scuola materna, il ricorso era fondato.

   Di conseguenza, nella declaratoria, la Corte affermava il seguente principio: “In caso di passaggio dalla scuola materna alla scuola secondaria, l’insegnante ha diritto al  nel ruolo della scuola materna, così chiarendo e interpretando definitivamente l’applicazione della legge nei casi simili.

 

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