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mercoledì, 19 Gennaio 2022

Pappagalli da compagnia

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Claudio Melluso
Collaboratore XXI Secolo. Medico Veterinario specialista in patologia aviare e del coniglio (Napoli).

Considerati a ragione “le scimmie degli uccelli”, i pappagalli, assieme ad alcuni corvidi, sono ritenuti tra le specie aviarie più intelligenti ed inclini all’interazione con l’uomo. Negli ultimi decenni l’aumento del numero di soggetti nelle case quali animali da compagnia è stato esponenziale. Le particolari esigenze delle numerose specie di psittaciformi (in natura circa 350) richiedono prestazioni veterinarie specialistiche.

Esistono pappagalli per tutte le tasche. Dall’economica cocorita (Melopsittacus undulatus), calopsite (Nymphicus hollandicus) o inseparabile (Agapornis spp) alle impegnative specie di cacatua, amazzoni ed ara. Ciascuna specie ha esigenze e sensibilità molto diverse pertanto è fondamentale informarsi preventivamente e non scegliere soltanto in base ai propri gusti estetici. A solo titolo di esempio e per esigenze di sintesi si riporta l’estrema complessità caratteriale dei cacatua che, se non ricevono le attenzioni che essi ritengono adeguate, arrivano a deplumarsi, automutilarsi ed effettuare richiami assordanti e continui tali da creare non pochi problemi con familiari e vicini.

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Foto: Claudio Melluso

La pratica dell’”allevamento a mano” di soggetti giovani, nati in cattività da coppie regolarmente acquisite e munite di certificazione CITES rilasciata dal Corpo Forestale dello Stato, consiste nel prelevare dal nido i piccoli quando sono ancora totalmente dipendenti dai genitori ossia, a seconda delle specie, alcuni giorni dopo la schiusa. L’allevatore alimenta il pappagallo mediante l’utilizzo di un preparato solubile specifico somministrandolo mediante una siringa, spesso collegata ad un sondino, a sostituire l’imbeccata normalmente compiuta dal genitore naturale che rigurgita il cibo ai nidiacei. Questa soluzione è un espediente utilizzato per “imprintare” all’uomo i giovani pappagalli che, crescendo, non avranno particolari timori nei confronti delle persone riconoscendo queste come componenti di uno stormo di uccelli cui il pappagallo stesso appartiene.

L’allevamento a mano è una fase molto delicata in quanto sono frequenti errori gestionali di varia natura collegati all’inesperienza o alla presunzione. L’animale, che va pesato quotidianamente a gozzo vuoto, deve essere alloggiato in una camera calda a temperatura ed umidità monitorate. Le siringhe destinate all’imbecco devono essere sempre opportunamente sterilizzate tra un pasto e l’altro in quanto il preparato solubile, che va consumato immediatamente dopo la preparazione, è ricco di nutrienti che favoriscono la proliferazione di batteri e miceti. Anche la temperatura della pappa deve essere misurata prima della somministrazione. Cibo troppo freddo tenderà a fermentare nel gozzo ed a progredire più lentamente lungo il tratto digerente conducendo spesso a pericolose condizioni rischiose per la vita del piccolo; cibo troppo caldo può provocare ustioni delle pareti del gozzo nei casi più gravi con fuoriuscita di cibo dalla regione del collo.

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Foto: Claudio Melluso

Superata con successo la fase dell’imbecco si va incontro a quella di svezzamento. L’errore più comune è quello di iniziare ad offrire al pappagallo esclusivamente un misto di semi mentre sarebbe opportuno abituarli sin da subito ad una dieta a base di pellets integrata con frutta, verdura, legumi bolliti, pochi semi di ottima qualità, mai acquistati sfusi e noci. E’ importante tenere presente che durante lo svezzamento, riducendosi il numero delle imbeccate per stimolare l’animale all’alimentazione spontanea, è normale registrare un moderato calo ponderale che non dovrebbe superare il 10-15% del peso abituale.

Il soggetto svezzato, se nel tempo è stato abituato all’interazione con l’uomo, si mostrerà particolarmente confidente e piuttosto docile.

Col passare dei mesi o degli anni (a seconda della specie), il sopraggiungere della maturità sessuale può rendersi responsabile di significative alterazioni del comportamento. In questa fase, infatti, il pappagallo tenderà a legarsi in maniera esclusiva ad un componente della famiglia che identificherà come il proprio compagno e potrà attaccare con decisione chiunque dovesse avvicinarglisi troppo come in natura farebbe per difendere il partner.

E’ evidente alla luce di quanto appena esposto che un pappagallo allevato a mano è un animale che alla nascita ha subìto una deviazione dell’imprinting e che questa pratica non è paragonabile minimamente al vero e proprio addomesticamento. Il pappagallo resta dunque un animale selvatico imprintato all’uomo che in appartamento si comporta esattamente come farebbe in natura. Questi soggetti possono avere difficoltà relazionali con i propri simili arrivando a preferire il legame con l’uomo a quello con un soggetto della stessa specie. Inoltre nei pappagalli allevati a mano sono più frequenti numerose turbe comportamentali.

La comunità scientifica, in controtendenza rispetto alla recente moda a metà tra un hobby ed un’attività a scopo di lucro, sconsiglia l’espediente dell’allevamento a mano per rendere docile un pappagallo preferendo la costruzione progressiva di un legame in modo da ottenere un esemplare dal carattere equilibrato che sia consapevole di essere un pappagallo ma che sia anche confidente quanto basta con l’uomo.

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