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lunedì, 3 Ottobre 2022

Papa: in galera l’arcivescovo pedofilo

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Papa Francesco ne ha combinata un’altra. Lo hanno definito il Papa della svolta, il Papa amico, quello che ti telefona a casa quando meno te lo aspetti. Il Papa che riesce a sorprendere con una battuta e a far riflettere con una parola. Ma da oggi la Storia lo racconterà come il Papa che ha detto Basta ad uno degli orrori più vili perpetrati dagli uomini: la pedofila. Atto ancor più vile, se possibile, se compiuto da uomini di Chiesa. Il 23 settembre 2014 passerà alla storia, sì. Un membro della Chiesa di Roma, l’ex nunzio Jozef Wesolowski è stato arrestato dagli agenti della Gendarmeria vaticana.

Jozef Wesolowski
Jozef Wesolowski

A darne notizia un soddisfatto Enrico Mentana nell’edizione delle 20 del Tg di La7. Ma il suo sorriso è diventato quello di tutti, perché il velo è caduto. Non c’è più riparo per chi pecca, davanti agli occhi di Dio e degli uomini. La notizia è confermata anche da fonti Oltretevere. “L’iniziativa assunta dagli organi giudiziari dello Stato è conseguente alla volontà espressa del Papa, affinché un caso così grave e delicato venga affrontato senza ritardi, con il giusto e necessario rigore, con assunzione piena di responsabilità da parte delle istituzioni che fanno capo alla Santa Sede”. Ad affermarlo è padre Federico Lombardi. Monsignor Wesolowski, che ha già avuto una condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato clericale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori, è stato arrestato martedì pomeriggio intorno alle 17 e trattenuto in una cella vaticana. All’ex nunzio, aggiunge padre Lombardi, sono stati notificati i capi di imputazione del procedimento penale avviato a “suo carico per gravi fatti di abuso a danni di minori avvenuti nella Repubblica Dominicana”. La conferma da un suo ex assistente diacono che aveva ammesso di avergli procurato “ragazzini per incontri sessuali”. A far giungere la notizia alle orecchie di Papa Francesco diversi mesi fa Il cardinale Nicolas de Jesus Lopez Rodriguez, Arcivescovo di Santo Domingo. Papa Francesco lo aveva richiamato a Roma nell’agosto 2013 in seguito proprio alle accuse di abusi su minori. In Vaticano è stato quindi sottoposto prima al giudizio canonico, il cui primo grado si è concluso a giugno di quest’anno con la riduzione allo stato laicale, poi a un processo penale, seguito dalle autorità di polizia e dalla magistratura vaticana.

Lo scorso 25 agosto Wesolowski aveva proposto appello alla sentenza. Il giudizio sul ricorso presentato era previsto nel corso delle prossime settimane, forse in ottobre. Ma una vicenda così grave non poteva aspettare, forse nemmeno rischiare un allontanamento dell’Arcivescovo polacco. Ah, la Polonia! terra di grande Fede che ha saputo dar vita a uomini così diversi cresciuti all’ombra della stessa croce: Wojtyla e Wesolowski, fatto prete proprio dal Papa Santo. Il 66enne alto prelato polacco, privo dell’immunità diplomatica, era rimasto a Roma e risiedeva in un convento. Nella mattina di martedì 23 settembre è stato convocato negli uffici del tribunale vaticano dove è giunto verso le 15: quindi la notifica, le formalità di rito e l’ingresso in una cella dello Stato Città del Vaticano. Cella le cui porte si sono aperte, per motivi di salute dell’accusato, cui sono stati concessi gli arresti domiciliari presso il convento di residenza. Il caso Wesolowski è stato uno dei casi di pedofilia messi sotto il riflettore dal Comitato Onu contro la Tortura, che lo scorso maggio a Ginevra ha stilato un rapporto finale molto duro nei confronti del Vaticano, le cui normative e prassi non sono state considerate adeguate per il contrasto agli abusi che in quanto tollerate o comunque non adeguatamente punite dalle autorità competenti comportano la violazione della Convenzione contro la Tortura e i trattamenti disumani e degradanti. Almeno fino ad oggi. Lo aveva promesso Papa Bergoglio che non avrebbe taciuto, che avrebbe fatto giustizia per le vittime di questi mostri. E la sua promessa l’aveva ripetuta lo scorso giugno, a Santa Marta dopo una messa e un incontro con un gruppo di otto vittime della pedofilia provenienti da vari Paesi tra cui Germania, Inghilterra, Irlanda. A loro e a tutti i bambini e giovani marchiati a vita dalla efferatezza degli atti subiti, oggi la sua carezza arriva come quella di un padre benevolo e giusto. Il suo Sì all’arresto di Wesolowski è un “mea culpa” della Chiesa tutta. Un atto coraggioso a cui Papa Francesco non è certo giunto a cuor leggero. Il velo è caduto. Oggi non solo i mercanti sono cacciati dal tempio.

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