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lunedì, 6 Febbraio 2023

Pane: l’alimento che non può mancare sulla tavola dei Campani

È risaputo che i campani abbiano un amore incondizionato per il pane in tutte le sue forme, tanto che in questa regione ne esistono vari tipi e tutti buonissimi

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Il pane è un alimento che non manca mai sulle nostre tavole. Diverse sono le specialità regionali sfornate ogni giorno. Infatti, i campani sono tra quelli in Italia che maggiormente adorano i prodotti lievitati.

Il pane in Campania viene prodotto in diverse forme, ognuna con una storia e tradizione alle spalle ben definita.

Ma perché non si serve capovolto?

Il pane non viene mai servito capovolto per due semplici motivi.

Il primo è di natura religiosa, infatti, per la religione cattolica il pane incarna il Corpo di Cristo e servirlo capovolto equivale a un’offesa.

Il secondo motivo ha un valore storico. Nella Francia medievale Carlo VII iniziò a reclutare boia per eseguire le condanne a morte e, essendo persone detestate dal popolo e dai fornai, questi ultimi presero l’abitudine di vendere il pane capovolto, in segno di disprezzo nei confronti del regnante.

I fornai, inoltre, ne producevano vari tipi da destinare in base alle diverse classi sociali. Quello bianco era destinato al Papa e ai Cavalieri, seguito da quello dei preti, scudieri e Crociati. Più si scendeva di classe, più il pane diventava scuro, fino ad arrivare a quello integrale. La polenta, la crusca e le fave erano riservati al ceto popolare.

Le specialità regionali

Il pane cafone

Senza dubbio il pane preferito in Campania è quello cafone con il suo inconfondibile profumo e la sua caratteristica forma tonda. La ricetta di questo pane ha un origine popolare, infatti, il termine cafone era usato per riferirsi ai contadini napoletani.

Si tratta di un pane ricco di glutine perché la ricetta prevede l’uso della farina di tipo 0 e di semola di grano duro rimacinata per renderla più densa.

Secondo un’antica tradizione popolare durante la preparazione di questo pane non si doveva spazzare per terra, pena l’allontanamento della provvidenza. Sulla pagnotta, poi, si incideva una croce in segno di benedizione.

Ha ben 24 ore di lievitazione e solo dopo può passare alla cottura. La lunga lievitazione gli dona le caratteristiche che lo contraddistinguono: una mollica morbida ed elastica e una crosta dura e fragrante.

Il pane Saragolla o Saraolla

Quello di saragolla è una specialità tipica della provincia di Benevento. La saragolla è una varietà di farina mescolata che viene mescolata a lievito acido e acqua. Dopo una prima lievitazione,  che dura tutta una notte, le pagnotte vengono impastate di nuovo e lasciate a lievitare per qualche ora.

Le pagnotte di Saragolla hanno una mollica morbida e dal colore paglierino, mentre la crosta è molto sottile e croccante. Il profumo ricorda la frutta secca tostata e il miele. E’ ideale per accompagnare zuppe e base per bruschette.

Il pane di Padula

Il pane di Padula è un molto particolare. Si riesce a conservare anche per 15 giorni. Viene prodotto nell’omonimo comune in provincia di Salerno.

Si tratta di una pagnotta rotonda e profumata di due chili. Questo tipo di lievitato è conosciuto anche come pane dei monaci. Si presume, infatti, che la ricetta sia una creazione dei monaci della certosa di Padula.

È un pane tipicamente casereccio. Alla base della ricetta vi è una miscela di grano duro e tenero, lievito naturale, sale e birra diluiti in acqua calda.

Secondo tradizione, i due tipi di farina vanno impastati col lievito sciolto in acqua tiepida e lasciati lievitare per 3 ore d’estate e 4 ore d’inverno. La cottura avviene rigorosamente nel forno a legna.

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