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domenica, 2 Ottobre 2022

Ossa umane, da atleti a pantofolai

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Davide Franciosahttps://www.21secolo.news
27 anni, poliedrico, sensibile, napoletanissimo. E' Compositore video-grafico e operatore di comunicazione sociale. Malato di "teatrite acuta", appassionato di cinema, musica, lettura e scrittura creativa, ha l'Africa nel cuore. Sogna di diventare editore e un teatro tutto suo.

Più specializzati, ma meno atleti. E’ l’effetto di millenni di sedentarietà che il nostro scheletro, suo malgrado, ha dovuto subire dalla nascita dell’agricoltura. Alison Macintosh, ricercatrice del Dipartimento di Archeologia e Antropologia dell’Università di Cambridge, ha analizzato con scansioni laser la struttura e le proprietà fisiche di scheletri rinvenuti in diversi siti di sepoltura di diverse epoche, dal 5300 a.C. all’850 d.C., un arco di tempo di 6150 anni. Lo studio ha confermato l’indebolimento del nostro scheletro, rendendo i nostri antenati sempre meno attivi e più stanziali.

Da aitanti cacciatori a belle statuine da ufficio. E’ questa la parabola discendente della forma fisica umana, ormai ‘scritta’ sulle nostra ossa. Secondo lo studio dell’ateneo britannico, la diffusione dell’agricoltura in Europa centrale avrebbe causato il progressivo indebolimento dello scheletro dei nostri antenati, reso più fragile e meno flessibile dalla progressiva sedentarietà. La ricerca dimostra che i primi agricoltori, vissuti 7.300 anni fa, avevano una struttura ossea paragonabile a quella di un moderno atleta di corsa campestre. Nell’arco di 3mila anni gli scheletri analizzati hanno progressivamente perso mobilità, divenendo più simili a quelli di uno studente sedentario. Le tibie e i femori sono diventati sempre meno rigidi, perdendo molta della resistenza ai carichi e a sollecitazioni come torsioni, piegamenti e compressioni.

L’indebolimento è riscontrabile anche nelle ossa femminili, ma in modo meno evidente e più eterogeneo a causa della grande diversità dei compiti affidati alle donne nelle comunità agricole. Lo studio, effettuato fra Germania, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Serbia, evidenzia come lo scheletro umano tenga traccia delle sollecitazioni ricevute nell’arco della vita, e possa essere utilizzato come strumento per lo studio dei cambiamenti socio-economici delle epoche passate.

I risultati confermerebbero anche a livello fisiologico una diminuzione di compiti fisicamente più pesanti e impegnativi: in seguito alla transizione agricola in Europa centrale, gli uomini furono più colpiti rispetto alle donne dai cambiamenti culturali e tecnologici che ridussero la necessità di spostamenti a lungo raggio e di lavori fisicamente pesanti, spiega Macintosh. Grazie alla specializzazione in compiti diversi dall’agricoltura, come la lavorazione dei metalli o del vasellame, sempre meno persone hanno dovuto impegnarsi in compiti gravosi per le gambe, conclude la ricercatrice.

La ricerca offre molteplici spunti di riflessione, sopratutto in un’epoca dove l’estetica assume un ruolo di primaria importanza, e che spinge affannosamente verso diete, palestre, trattamenti estetici e chirurgici. Una vera ‘fortuna’ per i nostri antenati, che potevano godere di un fisico agile e resistente.

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