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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Orrore in Libia, uccisa giovane giornalista

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Davide Franciosahttps://www.21secolo.news
27 anni, poliedrico, sensibile, napoletanissimo. E' Compositore video-grafico e operatore di comunicazione sociale. Malato di "teatrite acuta", appassionato di cinema, musica, lettura e scrittura creativa, ha l'Africa nel cuore. Sogna di diventare editore e un teatro tutto suo.

Nasib Karnaf, è questo il nome della giovane giornalista libica brutalmente uccisa la scorsa notte con un taglio alla gola. Inviata dell’emittente Al-Wataniya a Sabah, 640 km a sud di Tripoli, secondo fonti giornalistiche locali Karnaf sarebbe stata sgozzata per mano dei miliziani. Pochi giorni fa, l’analoga sorte era toccata al giornalista Meftah Bouzid, che più volte aveva criticato le milizie islamiche attive nel paese nordafricano.

Un paese nel caos. E’ questo l’identikit della Libia, pesantemente danneggiata dalla grave instabilità politica e dallo strapotere delle milizie locali. Una nazione che, dopo la fine dell’era di Muhamar Gheddafi, non riesce a conquistare la pace. Solo pochi giorni fa è stato sventato il colpo di stato del generale Khalifa Haftar, mentre la violenza continua a dilagare da nord a sud. In questo scenario, in queste condizioni, diventa particolarmente complicato esercitare il mestiere del giornalista. L’ennesimo omicidio di oggi, proietta il Paese libico in una crisi difficile da inquadrare. L’uccisione della giovane giornalista dell’emittente Al-Wataniya, rapita giovedì pomeriggio a Sabah nei pressi della redazione, pone una seria riflessione sulla missione impossibile che il Governo è chiamato ad affrontare. Il suo cadavere è stato ritrovato nella notte in un vicolo. A darne notizia il Sindacato Generale dei Giornalisti libici, che ha esplicitamente accusato gruppi terroristici dell’uccisione, e ha esortato il Congresso nazionale ed il governo ad interim ad adottare le misure necessarie per la protezione dei giornalisti.

Una dittatura infinita, una pace mai definita. La Libia occupa la parte centrale del Nord Africa, affacciandosi sul Mar Mediterraneo intorno al Golfo della Sirte. E’ il 4° paese dell’Africa per superficie, il 17° del mondo. Confina con Tunisia, Algeria, Niger, Ciad, Sudan ed Egitto. Fra i diversi paesi che hanno colonizzato il paese libico figura anche l’Italia, dal 1911 fino al 1943. Ognuno dei popoli colonizzatori ha lasciato il proprio segno, più o meno evidente ai giorni nostri, creando una cultura eterogenea. Ma ciò che corre subito alla mente è la guerra civile che ha avuto luogo tra il febbraio e l’ottobre del 2011, e ha visto opposte le forze lealiste di Gheddafi e quelle dei rivoltosi riunite nel Consiglio Nazionale di Transizione. Il Paese, dopo aver vissuto una prima fase d’insurrezione popolare, ha conosciuto in poche settimane lo sbocco della rivolta in un conflitto civile. La sommossa libica, in particolare, è stata innescata dal desiderio di rinnovamento politico contro il regime dittatoriale di Gheddafi, durato oltre 40 anni.

Ad oggi, le condizioni per i giornalisti e per chiunque nel teatro libico, restano piuttosto pericolose. I giornalisti sul posto restano i maggiori garanti per la conoscenza non inquinata da interessi diversi, se non quelli di permettere a tutti di avere il quadro esatto dei fatti e dei cambiamenti in corso.

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