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lunedì, 27 Settembre 2021

Operazione Betrayal: cinque arresti a L’Aquila

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Francesca Fichera
Laureata in Lingue per la Comunicazione e Cooperazione Internazionale. Le sue passioni sono la letteratura, l'arte e la politica.

Sono cinque le ordinanze di custodia cautelare, di cui due in carcere e tre agli arresti domiciliari, eseguite stamattina su disposizione del gip Giuseppe Romano Gargarella dagli agenti della Guardia di Finanza e della Polizia de L’Aquila nell’ambito dell’operazione Betrayal: le misure hanno colpito un funzionario del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, un professionista e tre imprenditori, a cui sono stati contestati i reati di corruzione, falso, turbativa d’asta, millantato credito ed emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. I provvedimenti sono stati adottati a seguito della scrupolosa attività d’indagine condotta dal Procuratore della Repubblica Fausto Cardella e dai sostituti Antonietta Picardi e David Mancini in merito agli iter seguiti nel processo di ricostruzione e consolidamento di diverse strutture ecclesiastiche e di altri beni storico-artistici del centro storico de L’Aquila, notevolmente compromessi all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009. Ulteriori perquisizioni sono in corso anche a Roma, a Bologna, a Rieti e a Pescara.

Operazione Betrayal: cinque arresti all'AquilaDopo lo scandalo del Mose che ha visto l’arresto del Sindaco di Venezia, ai domiciliari sono finiti un ex vice commissario ai Beni culturali alla ricostruzione e una funzionaria dipendente della Direzione regionale Beni culturali e paesaggistici per l’Abruzzo: si tratta di Luciano Marchetti, all’oggi libero professionista nel campo dell’edilizia pubblica, e di Alessandra Mancinelli, arrestati insieme con gli imprenditori Nunzio Massimo Vinci, Patrizio Cricchi e Graziano Rosone. Tra tutti, il ruolo di primaria importanza era quello rivestito da Marchetti, che avrebbe firmato incarichi da progettista nonostante fosse ancora vice commissario: all’epoca fu anche il suo nome a venir fuori tra i 450 nominativi riportati nella “lista Anemone”, l’elenco di clienti che avrebbero tratto beneficio dagli interventi edili operati dall’imprenditore Diego Anemone, sotto inchiesta per gli appalti pubblici ottenuti con sistemi illeciti nell’ambito del G8 e di alcuni altri grandi eventi. In ogni modo, dalle indagini relative alla ricostruzione degli edifici di culto aquilani, tra i quali Santa Maria Paganica e Santa Maria del Suffragio, è emerso uno scambio di mazzette messo in atto al fine di aggiudicarsi gli appalti ad essi inerenti. Per la chiesa di Santa Maria Paganica esisterebbe addirittura una testimonianza video in cui si assiste a uno scambio di tangenti in automobile per l’ammontare di 10mila euro. Nella conferenza stampa di stamane è stato comunque ribadito dal questore Vittorio Rizzi che “non esiste un sistema L’Aquila del malaffare”. Frattanto il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo ha immediatamente sospeso dal servizio la Mancinelli, per la quale è previsto anche un provvedimento disciplinare. Avviata anche un’indagine amministrativa circa le vicende che hanno interessato L’Aquila, primo step verso l’iter che condurrà eventualmente alla costituzione in giudizio. Dalle indagini è inoltre emerso un tentativo di modifica del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri riguardante i beni ecclesiastici che non ha avuto esito positivo: “Comune e governo – ha puntualizzato il sostituto procuratore Antonietta Picardi – sono riusciti ad andare dritti e a non fare modifiche malgrado pressioni continue e costanti”.

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