Testimonianza di un operatore sanitario: siamo sottovalutati La testimonianza da parte di un operatore oss somministrato dalla Vanvitelli, in cui molto spesso dichiara di essere una figura sottovalutata

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Medici, primari e infermieri in prima linea

Medici, primari e infermieri continuano a essere in prima linea per l’emergenza sanitaria causata dal covid-19. Negli ultimi mesi i pronti soccorsi continuano a lavorare nell’accoglienza dei pazienti sospetti, costituendo un aspetto fondamentale per l’intero presidio ospedaliero.  Sono tanti i pazienti accolti in ogni struttura ospedaliera in tutta Italia, trasportati in ambulanza. Tra un risultato di un tampone e un altro, secondo dello sviluppo del risultato, si decide se devono essere, traferiti nei covid hospital. Insomma, una dura lotta anche per il personale medico che in tutta Italia sono a lavoro notte e giorno, mal grado anche lontani dalle loro famiglie.

Gli operatori Socio Sanitari: una figura sottovalutata

A risentire l’angoscia, la forza di volontà e soprattutto la paura di essere contagiati, in prima linea ci sono anche gli operatori soci sanitari. Essi sono coloro che non solo lavorano come figura d’assistenza, ma svolgono anche altre attività attribuite dall’infermiere. Tipicamente possono essere coinvolte anche in un’équipe collaborando anche con altre professioni sanitarie, ovviamente sempre sotto la supervisione di un medico specializzato. Non tutto quello che è oro, luccica.

Infatti, parte una testimonianza di un operatore oss somministrato dalla Vanvitelli, in cui molto spesso dichiara di essere una figura sottovalutata.

La testimonianza

«Io sono semplicemente un operatore socio sanitario e molto spesso la nostra figura non è presa in considerazione, poiché siamo a un livello inferiore rispetto a un infermiere laureato, ma come lavorano loro, lavoriamo anche noi. Dire che esiste una discriminazione forse è un po’ troppo esagerata ma voglio che siano riconosciuti tutti i diritti» – spiega l’operatore socio sanitario. In un clima come quello che si sta svolgendo negli ultimi mesi nelle strutture ospedaliere, sono gli operatori soci sanitari che vogliono far sentire la loro voce affinché i propri diritti siano riconosciuti.

«Non sono un eroe, sono semplicemente una persona che fa il suo lavoro da quindici anni con un’agenzia. Io ho accettato questo lavoro per passione, mentre ci sono vincitori di concorso il quali sono stati chiamati anche da altri ospedali e hanno rifiutato di andarci. Il mio contratto scade alla fine dell’anno, dopodiché non si sa se è rinnovato o meno. Ed io dopo tanti anni di lavoro non posso rischiare di perdere di lavoro. Mi auspico che sia riconosciuto almeno il diritto di un contratto di lavoro fatto al di fuori dell’agenzia. Dato che noi all’interno dellla Vanvitelli abbiamo fatto anche corsi interni, ci auspichiamo di avere una preferenza interna. Ci tengo precisare che per quanto mi riguarda, almeno io parlo per me, di essere entrato senza raccomandazioni, poiché i vincitori di concorso ritengo tale questione. Noi non abbiamo gli stessi diritti dei strutturati. Ad esempio, facciamo ore in più rispetto a quelle normali, e lo scatto di anzianità non ce l’abbiamo»- termina così l’operatore socio sanitario.

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Appassionata di scrittura ha pubblicato vari racconti con diverse case editrici e da sempre sogna di diventare giornalista. Ma il suo sogno più grande è quello di poter pubblicare una sua antologia di racconti.

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