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venerdì, 30 Luglio 2021

Omicidio di Boris Giuliano, l’investigatore ucciso dalla mafia

Quarantadue anni fa avveniva uno dei delitti più crudi organizzati dalla mafia. Boris Giuliano aveva grande talento nel capire i meccanismi che regolavano le associazioni mafiose e dovette pagare la sua abilità con la vita

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Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

E’ il 21 luglio 1979, sono quasi le otto del mattino e Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile della Questura di Palermo, esce da casa sua come tutte le mattine. Di solito ad attendere Giuliano c’è un poliziotto che lo accompagna in Questura con l’auto. Quella mattinata del 21 luglio Giuliano esce da casa qualche minuto prima. Decide di prendere un caffè ad un bar poco distante, dove si reca subito. Mentre sta per prendere la tazzina dal bancone, un killer a viso scoperto gli spara alla testa da distanza ravvicinata. L’uomo non fece neanche in tempo a difendersi. Giuliano cadde a terra e morì sul colpo mentre il killer si dileguava. L’omicidio di Boris Giuliano sconvolse l’Italia intera.

Omicidio di Boris Giuliano: lo “sceriffo” contro la mafia

E’ avvenuto così uno dei più grandi delitti orchestrati dalla Mafia negli anni più bui della storia italiana. Boris Giuliano era un funzionario dello Stato con un altissimo senso del proprio ruolo. Entrato in polizia all’inizio degli anni Settanta, fu prima capo della sezione Omicidi e poi capo della Mobile. Si occupò dei delitti dei giornalisti Mauro De Mauro e Mario Francese, del carabiniere Giuseppe Russo e del politico della Democrazia Cristiana Michele Reina. Boris era conosciuto in polizia con il soprannome di “sceriffo” per il suo grandissimo fiuto, per la sua abilità nell’uso delle armi e soprattutto perchè nessuno come lui era capace di padroneggiare così bene le nuove tecniche di indagine patrimoniale, all’epoca sconosciute. Giuliano era diverso dagli altri poliziotti anche soprattutto per le esperienze di lavoro che aveva fatto negli USA, che gli avevano permesso di conoscere nuovi strumenti investigativi.

Le indagini sulla vendita di droghe

I meccanismi che regolavano Cosa Nostra negli Stati Uniti non erano molto diversi da quelli che la stessa mafia utilizzava in Italia. Non bastava indagare pedinando e cercando indizi sugli uomini più importanti di Cosa Nostra. Per sciogliere il groviglio delle organizzazioni mafiose Boris Giuliano iniziò ad indagare sui movimenti di capitali. Nel giugno 1979 infatti sul nastro portabagagli dell’aeroporto di Punta Raisi, a Palermo, aveva trovato due valigie contenenti la ragguardevole somma di cinquecentomila dollari. I soldi provenivano dal traffico di stupefacenti tra la Sicilia e gli USA. Negli stessi giorni, all’aeroporto Kennedy di New York, i colleghi statunitensi trovarono tantissima eroina in alcune valigie, spedita da Palermo. Stiamo parlando di un quantitativo del valore di dieci miliardi di lire.

Omicidio di Boris Giuliano: la sentenza

L’omicidio di Boris Giuliano venne inserito nella sentenza-ordinanza comunemente chiamata “Maxiprocesso di Palermo”. Il 18 marzo 1995 i giudici decisero di condannare come mandanti dell’assassinio Salvatore Riina, Michele Greco, Franceso Madonia, Nenè Geraci, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano e Giuseppe Calò. L’esecutore materiale del delitto fu invece Leoluca Bagarella, condannato all’ergastolo con sentenza della Cassazione nel 1997.

 

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