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martedì, 9 Agosto 2022

Nuovo scandalo calcioscommesse: 50 arresti

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Salvatore Nappo
Studio Storia e sono istruttore di calcio qualificato CONI-FIGC. Credo che fare Giornalismo significhi fare due cose: ricerca e inchiesta. Ritengo il calcio l'arte che più si avvicina al senso della vita: nel calcio, come nella vita, puoi studiare mille situazioni di gioco ma alla fine il campo ti metterà di fronte alla 1001esima che non avevi previsto.

L’ennesima bufera colpisce il calcio italiano e il movimento calcistico in generale. Ancora calcioscommesse. E’ di stamattina l’operazione della Polizia di Stato che ha portato al fermo di 50 persone tra dirigenti, calciatori, presidenti, manager distribuiti tra Serie D e Lega Pro (ex Serie C). La Squadra mobile di Catanzaro insieme allo Sco (il Servizio centrale operativo della Polizia) da stamattina sta operando in ben 10 regioni per approfondire le indagini: Lombardia, Veneto, Campania, Emilia Romagna, Calabria, Puglia, Abruzzo, Toscana, Marche, Liguria. L’accusa per i 50 ‘fermati’ e i quasi 80 indagati è pesantissima: associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva.

L’INCHIESTA – Le 1.200 pagine dell’inchiesta “Dirty soccer” portata avanti dai Magistrati della Dda di Catanzaro (Direzione distrettuale antimafia) ha svelato intrecci tra varie organizzazioni criminali intenti a truccare le partite di calcio di Lega Pro e Serie D. Si va da personaggi dell’est a presidenti, calciatori fino alla ‘Ndrangheta. Ed è proprio intercettando un boss della criminalità calabrese, Pietro Iannazzo, che gli inquirenti hanno svelato il giro di scommesse. Il boss Iannazzo, capo reggente della omonima cosca Iannazzo di Lamezia Terme, finanziava la

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boss Pietro Iannazzo

squadra del Neapolis, ma intratteneva rapporti anche con presidenti, manager e giocatori di altre squadre tra Lega Pro e Serie D. Da queste intercettazioni si è arrivati ad indagare su decine di partite di calcio combinate. Gli inquirenti hanno individuato due gruppi criminali organizzati, tra loro distinti, ma legati dalla stessa abilità nel combinare le partite. La Dda di Catanzaro specifica che è evidente “un sottobosco criminale ben innestato nel mondo del calcio, le cui fila sono tenute da ‘professionisti’ dello sport che approfittano della propria funzione per combinare partite dei campionati, al fine di alterare il risultato, per lucrare sulla combine, scommettendo essi stessi sull’evento sportivo”. Oltre ai dirigenti, calciatori, manager e magazzinieri, nell’inchiesta diretta da Rodolfo Ruperti (direttore della Squadra mobile di Catanzaro) finiscono i soliti finanziatori dell’Europa dell’Est e dell’Asia, in particolare da Kazakistan, Serbia e Slovenia. Il procuratore capo di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, intervistato da Sky Tg24 ha addirittura parlato di sequestri legati a scommesse finite male: “Quando le partite non finivano con il risultato concordato scoppiavano grosse liti tra finanziatori e dirigenti delle società. Una di

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ex arbitro De Santis indagato nuovamente

queste è finita proprio con il sequestro di un manager”. Di questi finanziatori esteri tre serbi e due maltesi sono riusciti a sfuggire all’arresto. Oltre a ciò tra tutti gli indagati spunta nuovamente il nome dell’ex arbitro di Serie A Massimo De Santis. Attualmente collaboratore di Ercole Di Nicola (responsabile dell’area tecnica dell’Aquila calcio, e uomo-chiave dell’inchiesta arrestato a Venezia), l’ex arbitro, già ‘protagonista’ della famosa “Calciopoli”, durante una partita messasi male per l’Aquila calcio, avrebbe fatto visita per lungo tempo all’arbitro per cercare di ‘convincerlo’ a cambiare qualche decisione. Da segnalare tra l’altro la presenza nell’elenco degli indagati anche di un poliziotto.

SQUADRE E PERSONE COINVOLTE – Oltre 30 squadre coinvolte, quasi 80 indagati, arresti per 15 calciatori, 6 presidenti, 10 finanziatori, 8 dirigenti sportivi, tutti tra Trento e Agrigento. Fabio Di Lauro, ex calciatore, è l’uomo chiave di tutta l’inchiesta insieme a Di Nicola. Secondo gli inquirenti Di Lauro sarebbe “l’unico rappresentante in Italia degli interessi dei ‘signori’ delle scommesse dell’Est Europa”. Di Lauro sarebbe particolarmente legato a Ercole Di Nicola e a Daniele Ciardi (magazziniere del Santarcangelo, squadra militante il Lega Pro Girone B). Molti poi i nomi illustri finiti in manette o nel mirino dei magistrati, tra cui si segnalano il direttore generale del Brindisi Vito Morisco, il consulente di mercato del Brindisi Savino Daleno, il direttore generale del Pro Patria Mauro Ulizio, il direttore sportivo del Neapolis Antonio Ciccarone, il presidente stesso del Neapolis ed ex dirigente della Ssc Napoli negli anni ’90 Mario Moxedano, l’allenatore del Barletta Ninni Corda. Tra i calciatori Raffaele Moxedano, Adolfo Gerolino, Marco Guidone, Pasquale Izzo. Tutti gli arrestati e gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Per alcuni ci sarebbe l’aggravante mafiosa. E tutti ora rischiano dai 9 anni di carcere a salire.

Dopo lo scandalo di appena tre anni fa portato a galla dalla Procura di Cremona, un altro ciclone si abbatte sul calcio italiano perennemente malato. Anche l’inchiesta di Cremona portò all’arresto di personaggi illustri, tra tutti Stefano Mauri, attuale capitano della Lazio in lotta per un posto in Champions League, e indagati illustri come l’attuale CT della Nazionale Italiana Antonio Conte, calciatori del calibro di Domenico Criscito e Leonardo Bonucci. Altri grandi nomi finirono in carcere, sia nell’inchiesta di Cremona che in quelle precedenti, come Cristiano Doni e Beppe Signori. Ovviamente il tutto coronato dalla maxi inchiesta del 2006 denominata “Calciopoli” che portò alla retrocessione in Serie B della ‘Vecchia Signora’. Insomma, il calcio Italiano proprio non riesce a fare a meno della delinquenza. Tra partite truccate, tifosi violenti, conflitti d’interessi (Lotito presidente della Lazio e attualmente dirigente FIGC) e potere delle TV il calcio Italiano sta finendo nel baratro.

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