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sabato, 8 Maggio 2021

Nozze al tempo del Covid: crolla il wedding tourism

Le restrizioni sanitarie mettono a dura prova la celebrazione dei matrimoni in Italia: è crollo per il settore del wedding tourism

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Anna Borriello
Mi sono laureata in filosofia e sto per terminare il percorso magistrale inoltre studio musica da molti anni. Scrivo per confrontarmi col mondo senza ipocrisie e per riflettere sul rapporto irriducibile che ci lega ad esso.

Nozze al tempo del Covid: la recente ricerca della Jfc sostiene che la pandemia abbia messo in ginocchio il prolifico settore dei matrimoni in Italia. Crolla, con esso, anche il cosiddetto “Wedding tourism, il viaggiare in luoghi caratteristici o lontani per la celebrazione del matrimonio.

Prima dell’emergenza, il wedding tourism registrava numeri da capogiro. Nel 2019 sono state registrate quasi due milioni di presenze generate dall’organizzazione di 9.018 matrimoni di stranieri in Italia. Il fatturato di tale giro d’affari ammonta a 486 milioni di euro.

Moltissimi vip stranieri hanno scelto il bel paese per celebrare le nozze. Ricordiamo, tra questi, George Clooney e Amal Alamuddin, Tom Cruise e Katie Holmes, Sofia Coppola e Thomas Mars.

Le cose, però, dal sopraggiungere della pandemia, sembrano essere molto cambiate.

Nozze al tempo del Covid: un settore duramente colpito

Massimo Ferruzzi, amministratore di Jfc e direttore dell’Osservatorio italiano Wedding tourism, dichiara: “Dalla rilevazione emerge che i wedding specialist operanti in questi due mercati – i mercati Usa e Gran Bretagna, 39.6% del valore del wedding tourism – hanno perso, nel corso del 2020, il 69.7% degli eventi e il 78.9% di fatturato”. 

L’Italia, però, resta una delle mete d’interesse favorite per la celebrazione di matrimoni. Molti di questi specialisti del settore sostengono di avere molta richiesta per l’Italia, richiesta purtroppo difficile da soddisfare al momento.

La ripresa, secondo le rilevazioni, non sarebbe proprio dietro l’angolo. Per il 45.2% di questi operatori la ripresa non si verificherà prima della primavera 2022. C’è una quota del 35.5% che prevede un ritorno in Italia addirittura in data successiva.

Ferruzzi conclude: “Questi dati, provenienti dai due principali mercati generatori di flussi di wedding tourism, fanno comprendere il perché del tracollo del settore in Italia: nel 2020 ha purtroppo segnato un -87.3% di presenze e un ancora più significativo -92.7% di fatturato rispetto ai dati dell’anno precedente, assestandosi pertanto a 35,5 milioni di fatturato generati da 226mila presenze”.

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