Dal 20 al 30 novembre presso il Teatro San Ferdinando e il Teatro Mercadante di Napoli ci sarà in scena “Non ti pago”.
L’ultima regia di Luca De Filippo ritorna dopo dieci anni dalla tragica morte del grande artista e figlio d’arte. A celebrare questo grandissimo attore e regista la moglie, Carolina Rosi, che decide di restituire il grande talento di Luca al suo pubblico.
L’instancabile Luca, figlio del grandissimo Eduardo, a sette anni era già sul palcoscenico. Recitava infatti in “Miseria e nobiltà “ l’ opera di Scarpetta all’epoca diretta dal padre. Una vita fatta di pane e teatro, una gavetta lunghissima, cresciuto “sotto il gelo delle abitudini teatrali del padre“, come diceva lo stesso Eduardo.
Ed è proprio dove tutto finisce che tutto ricomincia. Da “Non ti pago” torna al teatro il grandissimo Luca. Lui non c’è più ed invece c’è ancora, nella bravura degli interpreti della sua Compagnia teatrale, nell’amore della moglie e attrice Carolina Rosi, nella stima e nell’ammirazione dell’attore Salvatore Ficarra.
Carolina Rosi dieci anni fa decise di conservare le scenografie di “Non ti pago”. Il fondale, il boccascena e gli oggetti sono ritornati in vita. Curando gli allestimenti sono riemersi i ricordi, che ci fanno riflettere sulla memoria e sugli insegnamenti che Luca ha dato ai suoi seguaci.
Carolina ha voluto riprendere la visione scenica di Luca che aveva accentuato l’avidità morale dei personaggi. Temi come la disgregazione familiare e la caduta dei valori sociali sono affrontati con comicità e in maniera grottesca. Dietro la Risata c’è una terribile denuncia all’avida umanità.
Per questo grandissimo ritorno, c’è anche la bravura e l’esperienza di Salvatore Ficarra, nei panni del protagonista Ferdinando Quagliuolo. Ficarra ha colto sicuramente lo spirito comico di questo ambiguo personaggio. Ma di certo l’attore siciliano ha colto anche i vizi e le sue ombre interiori entrando negli obiettivi di Luca quando faceva ridere condannando.
Il grande Luca torna dal suo pubblico. Un pubblico che lo ha amato e stimato. Dalla gioventù, sotto l’incredibile braccio di Eduardo, alla maturità quando, da grandissimo maestro, ha diretto i grandi come Moliere o Beckett. Luca non c’è più eppure c’è ancora. La sua arte è ancora li, sul palcoscenico, nei colori sgargianti dei costumi, nelle pareti ammuffite delle scenografie e vive dentro ognuno di noi. Come disse lui stesso al Teatro Duse di Bologna, qualche mese prima di morire:“Noi andiamo avanti sempre, in teatro. La morte chiama vita, perché sennò vincerebbe due volte.”

