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giovedì, 27 Gennaio 2022

Non si arrendono al burqa le donne afghane

La risposta alle limitazioni da parte del regime alla donne afghane sono abiti colorati e sgargianti

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Quella delle donne afghane è una realtà non piacevole. Sono le prime a pagare lo scotto di un regime totalitario e violento che le vuole sottomesse, annullate nella loro personalità.

In poco più di un mese le donne afghane si sono viste portar via dai talebani tutti quei diritti faticosamente conquistati.
Tutto ciò che le donne occidentali hanno ormai da secoli imparato a  considerare diritto inalienabile è stato per loro qualcosa di prezioso da ottenere, ed è per questo che non sono disposte  a perderlo senza lottare.

Parte cosí, da Kahkashan Koofi una 28enne afghana, l’idea di sfidare i talebani indossando abiti dai colori sgargianti al posto del velo scuro imposto dal regime.

Questa giovane donna vive nascosta,insieme alla sua famiglia, per sfuggire agli orrori di una guerra che sta in poco tempo annullando 20 anni di progresso ed emancipazione.

In realtà si tratta di un vero e proprio movimento, con l’hashtag #DoNoTouchMyClothe, partito da una docente dell’American University.
La professoressa ha iniziato a postare sui social foto con gli abiti tradizionali afgani perché 《l’identità e la sovranità afghane sono sotto attacco》.
Non toccate i miei abiti e #AfghanistanCulture sono i due slogan per ribadire che non si può  ridurre la cultura di questo paese a alla visione oscurantista del regime talebano.
Un concetto ripreso anche da Ruhi Kahn, ricercatrice della London School of Economics, la quale e ha spiegato che la cultura afghana è incentrata sulla gioia e sul colore.
L’idea di postare foto con abiti tradizionali colorati ha quindi una duplice valenza, manifestare la propria volontà di non rinunciate alla libertà e spiegare all’occidente che l’idea delle tradizioni afghane in ambito dell’abbigliamento sono ben lontane da quelle dell’immaginario comune. Gli abiti tradizionali non hanno dunque nulla in comune con l’immagine che siamo abituati a vedere come simbolo di una sottomissione a cui oggi ancora più di prima queste donne non vogliono arrendersi.

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