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giovedì, 7 Luglio 2022

A Nola sfilano i Gigli

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Giovanna Castrovinci
24 anni , nata a Napoli, studia Lingue e Culture comparate presso L'università l'Orientale, è da sempre affascinata dalle culture, dai linguaggi, dalle tradizioni straniere. Interessata all'arte in tutte le sue forme, dalla poesia alla fotografia. Amante della musica, in particolar modo dei Queen e dei Rolling Stones.

Come ogni anno, in occasione della festa di San Paolino, il Comune di Nola  ha omaggiato il santo patrono con la tradizionale sfilata di gigli. Domenica 22 giugno, gli 8 carri tradizionali hanno incantato le migliaia di persone accorse da tutta la regione e da diverse parti del mondo per prender parte ad una festa che unisce tradizione, sacro e folklore. La sfilata si è svolta durante l’arco di tutta la giornata, terminando addirittura lunedì mattina alle ore 8 circa , e ha visto la partecipazione di personalità importanti quali Renato Brunetta; il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro; l’Ambasciatore di Francia in Italia Alain Le Roi, accolto in Piazza Duomo dall’inno  La Marseillaise, e la compagna di Berlusconi Francesca Pascale, tutti invitati da Geremia Biancardi, sindaco di Nola. Presente alla benedizione dei gigli in Piazza Duomo che scandisce l’inizio della sfilata anche l’Assessore regionale al turismo Pasquale Sommese, il quale ha ribadito l’importanza di un impegno comune e concreto: “C’è bisogno di un impegno da parte di tutti per rispondere al meglio a questo prestigioso riconoscimento. La Regione ha predisposto e programmato investimenti e attenzioni a questi territori, i comuni devono concorrere rendendo le città accoglienti, dotate di servizi e ottemperando a quei compiti per legge affidatigli. Questa grande festa di popolo deve vivere non solo per i protagonisti attivi ma per tutti”. Queste le sue parole durante la manifestazione. Alle ore 13,00 i Gigli si sono ritrovati in piazza Duomo per la benedizione comune effettuata dal vescovo Beniamino Depalma il quale ha voluto dedicare un minuto di silenzio ai comuni colpiti nei giorni scorsi dalle violente piogge. La festa è poi ripresa fino all’alba, incantando la folla gremita che ha sfidato il caldo di fine giugno per assistere ad uno spettacolo unico al mondo che dal 2013 è entrato a far parte del Patrimonio orale e immateriale dell’umanità dell’ Unesco.

Gigli in Piazza Duomo, Nola
Gigli in Piazza Duomo, Nola

La Festa dei Gigli ha origini antichissime ed è indissolubilmente legata alla figura del vescovo Paolino, il quale donò se stesso e i suoi averi ai Visigoti in cambio della libertà del popolo nolano. Secondo la leggenda, la cittadina accolse il vescovo con dei fiori, dei gigli per l’appunto, la tradizione è stata tramandata nei secoli fino ai giorni nostri e tutt’oggi, durante la domenica successiva alla festa di San Paolino, i fiori vengono offerti al Santo. I Gigli sono costruzioni di legno alte fino a 25 metri con una base cubica di tre metri e lato, vengono alzati e trasportati sulle spalle dei cullatori (coloro che stanno sotto al giglio, il nome deriva dal movimento che usano per far sfilare i gigli – ndr) massimo 120, i quali tutti insieme formano le cosi dette paranze. Ogni giglio è decorato con cartapesta o stucchi secondo temi religiosi, storici o di attualità, e porta il nome di un’antica arte o mestiere: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto. Oltre ai Gigli viene costruita una barca simbolo del ritorno di San Paolino in città. La Festa, particolarmente sentita in Campania, viene ripresa anche nei comuni di Crispano, Casavatore, Brusciano, Villaricca e Barra e, addirittura a New York dove, dal 1903, viene organizzata dalla comunità di nolani emigrati.

Rivolgendo qualche domanda alla gente presente a Nola domenica, è emerso un unico pensiero, la voglia di far conoscere questa Festa tutt’oggi ancora troppo incatenata ai pregiudizi di una semplice festa di paese, a cui spesso viene dato un connotato negativo e denigratorio. La gente presente, fiera della bellezza di quei carri trascinati col sudore sulle spalle per ore e ore, rivendica quel riconoscimento che paradossalmente ha ottenuto da un’ente come l’Unesco ma non ancora dalla maggior parte dei cittadini campani e italiani.

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