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lunedì, 3 Ottobre 2022

No Look: Danny Biasone, il padre dei 24 secondi

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Alessandro Montano
Aspirante giornalista sportivo distante un pallone dalla normalità. Crede in un Calcio fatto di domeniche in gradinata e di partite "sventurate" tra amici. Passione, divertimento e spirito di aggregazione la Trinità da rispettare. Sogna di diventare una delle grandi voci della comunicazione sportiva.

Nonostante si è appassionati di uno sport, spesso e volentieri si danno per scontato tante, tantissime cose e, delle volte, alcune di queste sono proprio le regole fondanti della disciplina stessa. Oggi, nel secondo appuntamento di No Look, parleremo di basket e del cronometro dei 24 secondi, quel cronometro che a volte può essere il più caro degli alleati, delle altre il peggiore dei nemici.

Per chi non ne mastica molto di basket occorre sapere una cosa fondamentale: il gioco prevede che le due squadre in campo scocchino un tiro entro i 24 secondi a disposizione. Ecco, nonostante gli americani siano gli inventori della disciplina, c’è da dire che il cronometro dei 24 non ha sempre fatto parte del regolamento. Già, perché al principio neanche esisteva, lasciando le squadre libere, senza alcuna limitazione di tempo.

Di conseguenza, le partite allora non è che fossero decisamente memorabili. Si ricorda, infatti, un Lakers – Pistons del lontano 1950, gara valida per i playoff, terminata sul non proprio avvincente risultato di 19-18 in favore dei Pistons. E questo non rimase di certo come un caso isolato: nel 1953, in una partita che vide coinvolti i Boston Celtics, furono messi a referto 106 falli e 128 tiri liberi, dove i migliori in campo furono gli spettatori ancora svegli nel finale di gara. Poi venne un italiano, perché se parliamo dell’America degli anni ’50, un italiano c’entra sempre. Fu originario dell’Abruzzo e raggiunse gli states all’età di undici anni. Nel 1946 fondò la franchigia dei Syracuse Nationals, iscrivendola per la prima volta nel 1949 alla neonata NBA.

Stiamo parlando di Daniel Biasone, l’ideatore della regola dei 24 secondi.

Uno dei grandi problemi della NBA dell’epoca, in totale antitesi a quella odierna, erano la velocità, il ritmo di gioco e la sua spettacolarità. In molti si proposero di risolvere quest’ostacolo senza, però, riuscirci.

Poi arrivò l’intuizione di Biasone. La sua idea era abbastanza semplice e basata su di un elementarissimo calcolo matematico: presuppose che ogni partita ha una durata di 48 minuti, per l’esattezza 2.880 secondi; successivamente ipotizzò che in una partita ideale ogni squadra dovesse realizzare all’incirca 60 tiri, 120 in totale; infine suddivise il numero dei tiri per quello dei secondi di gioco, ottenendo come risultato gli odierni 24 secondi di azione. Il cronometro dei 24 fu utilizzato per la prima volta nell’anno 1955, stagione guarda caso vinta proprio dai Syracuse Nationals di Danny Biasone. Piccola e doverosa parentesi: i Syracuse nel 1963 furono ceduti ad un altro gruppo imprenditoriale che rivoluzionò la franchigia, dando vita agli odierni Philadelphia 76ers.

Biasone venne a mancare nel 1992. Occorrerà attendere il 2000 per essere eletto membro della Naismith Memorial Basketball Hall Of Fame, in qualità di ideatore di una delle regole portanti del basket moderno.

Thank you again, Danny!

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