Decidere di non indossare la mascherina, oltre alla scarsità di senso civico, potrebbe rivelare sintomi di Sociopatia.
Questo il dato di uno studio condotto dall’Universidade Estadual de Londrina del Brasile. I ricercatori hanno però tenuto a sottolineare che ciò non equivale a dire che tutti coloro che non indossano la mascherina siano affetti da sociopatia, ma che potrebbe essere uno dei fattori in gioco.
L’epidemia da Coronavirus le ha portate al centro della scena. Molti i movimenti no-mask sorti in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’ Europa, passando sin anche per l’India. Solo di alcuni giorni fa le proteste a Roma contro l’utilizzo delle mascherine. Iniazialmente definite dagli stessi scenziati poco efficaci nella prevenzione del contagio, oggi vengono definite come tra le poche armi contro Covid-19, insieme ad una corretta pulizia delle mani e il distanziamento sociale.
Secondo molti esperti chi decide di non indossarla lo fa perchè non apprezza che gli siano posti dei limiti alla propria libertà o anche perchè infastidito dalla presenza di qualcosa su bocca e neso o perchè, a causa dei tanti pareri discordanti, ha perso fiducia sulla sua reale utilità.
Arriva, però, dal Brasile uno studio sulle eventuali cause di questa scelta. Secondo questo studio persone con caratteristiche compatibili alla sociopatia o alla psicopatia sono più propense a sminuire i rischi del COVID-19 ed inclini ad evitare di lavarsi le mani regolarmente o mantenere la distanza di sicurezza.
Lo Studio
La ricerca è stata condotta su un campione di circa 1600 persone, in uno di quelli che rientra trai più colpiti dalla pandemia, e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista Personality and Individual Differences.
Tra il 21 maggio e il 29 giugno, i ricercatori hanno intervistato 1578 brasiliani adulti su gli attegiamenti degli stessi rispetto alle norme anti-contagio. Tra le domande, ad esempio, c’era: “Pensi che sia necessario usare una mascherina/mantenere le distanze sociali/lavarsi le mani più spesso?”
I risultati sono stati suddivisi in due categorie di persone tipo, nel primo gruppo, denominato “gruppo empatia”, vi erano tutte le persone che hanno mostrato interesse nel capire i sentimenti e le motivazioni delle altre persone. Queste persone hanno mosrato anche interesse verso lo “sviluppo di interazioni sociali positive” con gli altri. Sono rientrate in questa categoria 1200 persone tra gli intervistati.
Nel secondo gruppo, denominato “socialmente distaccato” è stato riscontarta una forma di disturbo della personalità antisociale, più comunemente nota come sociopatia. Rientaro in questo gruppo circa 400 persone che, da quanto emerge dallo studio tendevano a rifiutare di indossare una mascherina o seguire le norme del distanziamento sociale. Il livello più alto di antisocialità, nei sogetti analizzati, comportava anche livelli più alti di insensibilità, disonestà, ostilità, impulsività, irresponsabilità, comportamenti manipolatori e propensione al rischio rispetto alle persone appartenenti al gruppo “empatico”.
Ulteriore divisione, in ben quatrro gruppi, è stata fatta dai ricercatori in base all’aderenza alle misure di contenimento, basandosi su quanto la persona le ritenesse importanti.
La conclusione in cui si è giunti mediante questa analisi è che l’esporre se stessi e gli altri a un rischio, anche quando può essere evitato, è un tipico tratto delle persone con tendenze antisociali e con bassi livelli di empatia e che questi tratti della personalità possono spiegare, almeno parzialmente, il motivo per cui certe persone continuano a non aderire alle misure di contenimento nonostante l’aumento dei casi e delle morti.





