Nigeria vieta le mutilazioni genitali femminili

Ismhan_Hassen_21_Secolo_Nigeria
Nigeria

Un disegno di legge recentemente approvato e trasformato in atto dall’Assemblea Nazionale: è così che lo scorso lunedì l’ormai ex presidente nigeriano, Goodluck Jonathan, ha annunciato la volontà di bandire dal Paese tutte le pratiche di circoncisione femminile fino ad ora accettate.

Violence Against Persons (Prohibition) Act, è questo il nome completo della proposta di legge firmata  da Goodluck, solo pochi giorni prima di essere scalzato alla presidenza del paese da Muhammadu Buhari. Come si evince dal nome con cui è stato presentato, questo rivoluzionario atto legislativo definisce, per la prima volta in Nigeria, la “circoncisione femminile” come una pratica assolutamente illegale, considerandola come una forte e dannosa violazione dell’integrità psico-fisica della donna, in quanto essere umano. L’atto legislativo in questione, giunge in un momento storico di forte tensione per il paese africano, stretto tra la morsa di Boko Haram e quella dei dibattiti interni riguardo la liceità o meno dell’aborto nel caso delle 219 studentesse rapite e violentate dai miliziani del gruppo terrorista. Oltre che inserirsi nella complessa situazione nazionale nigeriana, la proposta di legge giunge anche a seguito della pubblicazione di un recente rapporto UNICEF, da cui emerge chiaramente come oggi, in 19 dei 29 paesi tra l’Africa e il Medio Oriente dove la “circoncisione femminile” è praticata, più di 130 milioni di donne e ragazze hanno subito mutilazioni genitali femminili (MGF).

L’espressione “mutilazioni genitali femminili”, utilizzata con una connotazione prettamente dispregiativa al posto dell’espressione “circoncisione femminile”, più neutrale ed esente da giudizi di valore, si riferisce oggi a tutte  quelle procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili, così come ad altre lesioni agli organi genitali della donna, effettuate per ragioni non prettamente mediche. Considerando le MGF come una violazione dei diritti umani delle donne, delle ragazze e delle bambine su cui vengono praticate, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a cui è spettato il compito di classificare le MGF in quattro macro categorie (nel 1995 e, nuovamente, nel 2007) ha  definito la decisione di Goodluck, come un tentativo di voler emancipare il paese da una pratica brutale e che non ha nessun tipo di beneficio per la salute.

Sebbene la reperibilità di informazioni sulle MGF, abbia sempre incluso le comunicazioni ufficiali ricevute dal parlamento nigeriano, nonché le informazioni contenute nei documenti rilasciati dalle Nazioni Unite e dalla stessa OMS, la mancanza di disponibilità di statistiche ufficiali e di informazioni reperite e reperibili direttamente sul campo, rende, ad oggi, difficile una mappatura costante della situazione. Mentre è facile affermare che la proposta di legge ormai approvata, non rappresenta per la Nigeria il primo tentativo di debellare la diffusione di queste pratiche, non si può però altrettanto facilmente delineare la stima esatta di diffusione del fenomeno, nè tanto meno le sue modalità di “applicazione”. Per quanto riguarda l’aspetto legislativo infatti, già nel novembre 2001 in Nigeria la Camera dei Rappresentanti aveva chiesto l’adozione di un decreto legislativo dal titolo: “Violenza contro le donne: le mutilazioni genitali femminili”, poi passato all’esame del Senato per l’approvazione e lì rimasto all’empasse. Dal punto di vista di diffusione del fenomeno invece, si stima che in Nigeria siano circa 6.000 le ragazze e le giovani donne che, secondo quanto riportato dall’OMS, subiscono ogni giorno l’escissione, la circoncisione, l’infibulazione o qualunque altro tipo di intervento invasivo e senza valenza medica sui propri genitali. Tali pratiche risultano essere maggiormente diffuse soprattutto tra i gruppi tribali degli hausa, degli igbo e degli yoruba, con un tasso di incidenza del fenomeno di circa il 50% (o poco più) in questi gruppi, rispetto al totale della popolazione.

In Nigeria, così come in tutti i Paesi in cui la “circoncisione femminile” è praticata, essa ha una profonda incidenza fisica e psicologica su quella che è la percezione del corpo della donna, sia da parte della società in cui essa è inserita, sia da parte della donna stessa che, volente o nolente, vi è sottoposta. L’atteggiamento che le donne dimostrano di avere circa le MGF, è tuttavia un elemento capace di variare molto da Stato a Stato. Mentre paesi come il Mali, la Guinea, la Sierra Leone, la Somalia, il Gambia e l’Egitto, mostrano la presenza dei più alti livelli di supporto femminile a queste pratiche, la Nigeria  figura invece tra quelli in cui più della metà della popolazione femminile pensa che il perpetrarsi di queste tradizioni religiose e tribali dovrebbe cessare.  

La decisione della Nigeria di mettere al bando le mutilazioni genitali femminili, invia un segnale forte non solo alla popolazione dello Stato più popoloso dell’Africa, ma anche all’intero continente. La decisione della Nigeria di mettere fuori legge tali procedure proprio in questo momento, non è però apparsa a tutti come una semplice coincidenza. Infatti, sebbene siano stati molti a battersi per questa legislazione per oltre un decennio, la firma decisiva è però arrivata solo questa settimana, negli ultimi giorni della presidenza Jonathan Goodluck evitando così al presidente e ai legislatori l’incombenza di dover affrontare elettori ostili ad accettare qualcosa che va contro le norme e le pratiche culturali a loro familiari. A questo proposito, il neo-eletto presidente Buhari si trova in una posizione avvantaggiata rispetto al suo predecessore. Egli non dovrà infatti legiferare sulla controversa questione, avendo già in mano la legge firmata, a lui spetterà semplicemente il compito di farla rispettare.

Per quanto l’approvazione e l’emanazione della nuova legge rappresenti un passaggio epocale nella storia del paese, gli attivisti hanno però già pronosticato come essa non cambierà radicalmente il tasso di diffusione delle pratiche di circoncisione femminile in Nigeria nè nel  resto del continente.  Se la legislazione ha voluto mandare un messaggio chiaro circa la punibilità giuridica di queste pratiche, la diffusione invece di un senso comune di criminalizzazione di una pratica così radicata nella società, ha ancora i suoi limiti da superare.

Sebbene quindi, le garanzie legali siano un passo importante verso l’eliminazione delle MGF, esse da sole non bastano. Per porre fine a quella che  in Nigeria è stata ormai inserita a livello nazionale come una forma di violenza contro le donne, importante sarà l’impegno della comunità, in un’ottica di cambiamento delle norme sociali e di sviluppo di una componente critica nei confronti delle pratiche di MGF.

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Studia Nuove Tecnologie dell'Arte presso Accademia di belle arti di Napoli. Freelance photographer. Donna. 24 anni. Creativa. Collaboratore XXI secolo

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