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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Il Nesting: quando restare a casa è meglio di uscire

Curiosi di sapere di cosa si tratti?

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Maddalena Porzio
Studentessa di anni 22. Laureata in Sociologia con indirizzo Antropologico e della Comunicazione, attualmente iscritta alla facoltà di Comunicazione pubblica, sociale e politica, dell'Università Federico II.

Preferisci restare da solo a casa invece della solita serata mondana? Da qualche anno, una nuova tendenza si fa spazio nella società contemporanea; il suo nome è Nesting, appellativo che tradotto sta per “nido”.

Nesting è la nuova frontiera del divertimento che si aggira tra i giovani d’oggi: divano, telefilm e una tazza fumante di thè da sorseggiare nella più beata e totale solitudine, senza lo sguardo vigile e critico di qualcuno.

Il fenomeno Nesting invita quelli che lo sperimentano a concentrarsi su loro stessi e a cercare di migliorare il proprio habitat, attraverso l’ascolto delle proprie necessità.

A spingerci verso questa nuova tendenza, secondo alcuni studi, sarebbero proprio i ritmi sempre più frenetici e stressanti degli ultimi tempi, dominati per lo più da preoccupazioni, attese e scadenze.

Forse ci stiamo sedentarizzando?

Le due scuole di pensiero sul caso: La piscologa Benoist vede nel Nesting la ricerca continua di un senso per la nostra vita, dell’esigenza permanente di essere qualcosa e di fare qualcosa. E’ un modo per potersi riconciliare con sé stessi, con la natura, gli affetti che contano, la bellezza dell’essenziale.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Sebbene possa sembrare un’ottima strategia per ripristinare gli equilibri e tornare in sintonia col mondo, il nesting è un’arma a doppio taglio, come sostengono alcuni studiosi.

Secondo lo psicologo Christian Vivien Lhermitte infatti, il Nesting è lo stato intermedio precedente alla clinofilia. Questa patologia sarebbe il risultato di una volontà di ritirarsi dal processo di socializzazione per rimanere nel proprio mondo.

In altre parole, il Nesting non favorirebbe l’evoluzione personale né tantomeno il normale progredire della società, prediligendo modelli troppo sedentari, che a lungo andare, potrebbero sfociare in cose ben più gravi.

La solitudine è davvero il nutrimento dell’anima? Vi invitiamo a riflettere.

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