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mercoledì, 24 Febbraio 2021

Napoli, la vitalità e l’audacia provengono dal “male oscuro”

Sulla base dello "gnommero" di Carlo Emilio Gadda, gli azzurri possono dimostrare in cosa può trasformarsi il dolore interiore, quando il genio si amalgama con il talento

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Osare è un atto intrepido, non è da tutti; ancor più audace è aspirare, puntare ad essere ciò che è impossibile. Da qui discende l’autentica personalità di Carlo Emilio Gadda, illustre autore della letteratura italiana. Egli non ebbe un’infanzia felice, la scomparsa prematura del padre e le umiliazioni subite dai propri compagni provocarono un logorante dolore, il quale con veemenza ha consumato ogni angolo del suo animo. È un cruccio dolente che accomuna anche il Napoli di mister Gattuso, il campo continua a confermare un periodo di crisi interminabile.

Il trionfo con i rivali bianconeri aveva accresciuto la fiducia di proseguire lungo questa scia del successo, ma si trattava di una fiducia effimera, disciolta nel nulla, disgregata proprio come la stessa squadra azzurra.

Letteratura e calcio continuano ad intrecciarsi senza sosta, una fusione inevitabile, lembi di puzzle in grado di incastrarsi, un crogiolo che include elementi soltanto all’apparenza differenti tra loro. Dall’opera elaborata da Gadda, “La Cognizione del Dolore“, emerge una parola coniata dallo stesso autore, “male oscuro“, un male che “si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere di una vita“. È un dolore profondo, legato anche al binomio quasi irrealizzabile tra ciò che vorrebbe e ciò che deve fare.

È un accostamento inammissibile, ma non per il Napoli: l’intenzione è congiunta al dovere, la volontà è strettamente concatenata all’obbligo. Per la compagine azzurra ciò che deve fare è ciò che vorrebbe essere, ciò che vorrebbe essere è ciò che deve fare. È una grande squadra, aspira ad esserlo e deve esserlo, senza se e senza ma. Il senso di fatica è costantemente presente, la pressione è intensa, la rabbia bruciante ribolle all’interno dell’indole azzurra, un’eventuale insuccesso sarebbe un totale fallimento, un fallimento inconcepibile.

La sconfitta di Europa League con il Granada è un boccone amaro da digerire per il Napoli, troppa fatica per attraversare la faringe, evitando di parlare dell’esofago e dello stomaco. Recuperare tre reti e ribaltare il punteggio rappresentano un’impresa ardua da portare a termine, ma non impossibile per la predisposizione di questa squadra. In panchina, poi, siede Rino Gattuso, emblema della determinazione, personificazione dell’aggressività, incarnazione della spugna mai gettata.

Nel percorso azzurro la prossima tappa si chiama Atalanta, un meta non eccessivamente gradevole per il momento poco brillante del Napoli. Il treno Champions prosegue repentinamente, a Bergamo sarà fondamentale non perderlo ed aggrapparsi ad esso. La squadra di Gattuso è ancora in piena emergenza, i titolari accusano la stanchezza delle numerose partite, la rotazione è un ricordo ormai lontano. Per gli orobici, invece, sarà importante non pensare già alla partita in coppa con il Real Madrid, nervi saldi e tanta concentrazione. In programma, dunque, un big match tra due compagini di rilievo.

Sebbene i ritorni di Koulibaly e Ghoulam, oltre la convocazione di Politano dopo l’infortunio in Europa League, il tecnico calabrese ha pochi motivi per sorridere. Nessuno dei calciatori recuperati, infatti, sarà schierato dal primo minuto. Il tandem difensivo sarà, quindi, obbligato, riproposta la coppia Maksimovic-Rrahmani; Di Lorenzo sulla corsia di destra, Mario Rui sulla corsia mancina. Bakayoko rientra a centrocampo, con Zielinski e Fabian pronti ad affiancarlo. Elmas, dunque, è costretto ad avanzare ed a completare il tridente offensivo con Insigne ed Osimhen.

Ritornando per qualche istante alla letteratura, la caotica personalità di Gadda, avvolta da un dolore fuso ad un odio profondo verso l’esistenza, il più intricato e complesso nodo, o anche chiamato “gnommero“, esisteva e regnava dentro di sé. Questo groviglio contraddistingue anche l’animo tortuoso del Napoli, governa solitario all’interno di esso. Mentre Carlo, però, non ha risolto il suo “gnommero” interiore, la squadra azzurra potrebbe riuscire in questa missione inverosimile. E magari chissà, potrebbe anche dimostrare cosa può divenire il dolore interiore, quando il genio si amalgama con il talento.

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