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martedì, 31 Gennaio 2023

Napoli, il miracolo di San Gennaro a porte chiuse

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A Napoli, anche in quest’anno così difficile, il miracolo è avvenuto: alle 19:04 di ieri, 2 maggio, rigorosamente a porte chiuse come vuole il lockdown, il sangue di San Gennaro si è sciolto. Stavolta, però, non c’è stata la tradizionale processione dal Duomo alla Basilica di Santa Chiara per commemorare la traslazione delle Reliquie dell’Agro Marciano alle Catacombe di San Gennaro.

Dal duomo di Napoli, l’arcivescovo Crescenzio Sepe ha infatti celebrato da solo, in streaming, prelevando l’ampolla con il Sangue nella cassaforte dietro l’altare della Cappella del Tesoro e portandola sull’altare maggiore della Cattedrale per dare inizio alla celebrazione.

Da sempre, nel pomeriggio del sabato che precede la prima domenica di maggio, si svolge la processione dal Duomo alla chiesa di Santa Chiara, con la teca contenente il sangue e con il busto del Santo Patrono di Napoli e della Campania, insieme alle statue di alcuni Santi compatroni.

“Oggi con questa particolare liturgia ricordiamo la traslazione del corpo di San Gennaro dal luogo del suo martirio, nei pressi di Pozzuoli, alle Catacombe che poi avrebbero preso il suo nome – ha detto nell’omelia il cardinale – quest’anno però tale ricorrenza non può essere celebrata con la tradizionale processione a Santa Chiara. L’emergenza sanitaria, che in maniera inattesa ha colpito e sconvolto le nostre comunità e il mondo, ci impone misure precauzionali per tutelare la salute di tutti e, quindi, una liturgia essenziale, austera, ma non per questo meno intensa e toccante. In questo clima di sconcerto generale avverto la silenziosa angoscia della nostra gente, l’inconsolabile dolore di chi ha perduto i propri cari, la preoccupazione di tante famiglie per un domani che appare ancora molto incerto.

Eppure noi – grazie a San Gennaro – possediamo una marcia in più, una riserva di fiducia immensa e rassicurante e quando sono a rischio le sorti stesse della Città, il bene comune, allora interviene direttamente San Gennaro, che – come in passato – placa il Vesuvio, libera dai contagi, prende per mano il destino di tutti e l’avvia con mano decisa verso un approdo di salvezza. Quante volte Egli è intervenuto per proteggere la Città dalle eruzioni, dalle epidemie, dalla peste e dal colera! È stato detto che San Gennaro è l’anima vera di Napoli che trova sempre la forza di sperare, di lottare, di vincere. Napoli non si è mai arresa davanti alle pur numerose sciagure che l’hanno colpita. In queste congiunture, in Città si è sviluppata ogni volta una grande voglia di fare, una grande energia spirituale, una generosa vicinanza ai più bisognosi.

Oggi, nella drammatica situazione del nostro Paese, Napoli – come il suo Patrono – sta dando ancora una volta il meglio di se stessa. Si vanno moltiplicando le iniziative di sostegno per chi è in difficoltà, si assicura a tantissimi un cesto di viveri, un piatto caldo, un sorriso di incoraggiamento. C’è una folla di volontari – veri “santi della porta accanto” – che ogni giorno moltiplicano le loro iniziative e coinvolgono un numero crescente di persone disponibili, in modo che nessuno resti digiuno. E commuove anche l’immagine di un cesto calato da un anonimo balcone con l’indicazione: chi può metta, chi non può prenda. A tutti costoro e soprattutto al personale sanitario che si sta prodigando nella cura dei contagiati con grande umanità ed estrema abnegazione fino al sacrificio della propria vita, vanno gratitudine, vicinanza e sostegno. Ma c’è un altro fronte che mi preoccupa come pastore. Penso ai quartieri più a rischio della nostra Città, là dove il bisogno può creare occasioni per la camorra di inserirsi e di esercitare il suo nefasto potere. C’è chi è bravo a far fortuna in tempi di epidemia”.

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