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lunedì, 15 Agosto 2022

Mostra di Francis Alÿs

Da non perdere

Daniela Leone
Responsabile Area Eventi.

venerdì 13 giugno 2014 ore 12 – conferenza stampa

inaugurazione: ore 19

Francis Alÿs

REEL-UNREEL (Afghan Projects, 2010-14)

ARROTOLARE-SROTOLARE (Progetti afghani, 2010-14)

Re-PUBBLICA MADRE e secondo piano

14.06 — 22.09.14

In collaborazione con Centre for Contemporary Art Ujazdowski Castle, Varsavia

La mostra è la più ampia personale di Francis Alÿs (1959, Anversa, Belgio) in un’istituzione pubblica italiana e presenta in anteprima internazionale l’insieme dei lavori che ha prodotto in vari luoghi dell’Afghanistan, dal 2010 al 2014, posti in relazione ad alcune delle sue più celebri opere. Il percorso è suddiviso in due parti, la sala Re_PUBBLICA MADRE, dove è esposto il video REEL-UNREEL (ARROTOLARE-SROTOLARE) e il secondo piano del museo con gli altri “Progetti afghani”.

Prodotto nel 2011 in occasione di dOCUMENTA(13), il video REEL-UNREEL rappresenta non solo il fulcro della mostra ma anche il culmine emblematico della pratica artistica di Alÿs, sia per la radicale reinvenzione e riproposta del medium adottato, che per la matrice performativa ed infine per l’unione fra impegno critico ed esperienza estetica. Il titolo fa riferimento all’azione dei due ragazzi che “arrotolano e srotolano” per le strade di Kabul due bobine di pellicola cinematografica, ed alla pellicola stessa che “si svolge e riavvolge” nel proiettore cinematografico. Ispirato al classico gioco da strada del cerchio o della ruota, il gesto è un esercizio di destrezza, consistente nel far rotolare l’oggetto il maggior tempo possibile, senza che cada, con l’aiuto di un pezzo di legno. Nella versione di Alÿs il cerchio è rimpiazzato da una bobina cinematografica. L’intera città di Kabul è trasformata in un set cinematografico improvvisato: il gesto del gioco a contatto con polvere e detriti reca con sé, nell’impressione materica della pellicola, la memoria di una comunità sospesa fra disintegrazione e ricostruzione, memoria e oblio, passato e futuro, dramma e gioco.

Dal video hanno origine i “Progetti afgani”, altre opere – pitture, disegni, collage, cartoline, documenti e una serie “oggetti effimeri” – configurate nel loro insieme come uno storyboard, o archivio che ricorda un diario di viaggio realizzato per immagini e annotazioni.

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