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venerdì, 27 Maggio 2022

More: un “piccolo”… grande, frutto selvatico

Si tratta di piccoli frutti selvatici, prodotti la Rubus ulmifolius, pianta perenne arbustiva della famiglia delle Rosaceae, conosciuta col nome comune di Rovo.

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Le more sono dei frutti dai mille benefici, conosciute ed apprezzate da tutti, dal sapore dolce ed intenso al tempo stesso.

Si tratta di piccoli frutti selvatici, prodotti la Rubus ulmifolius, pianta perenne arbustiva della famiglia delle Rosaceae, conosciuta col nome comune di Rovo.

Il rovo è un cespuglio spinoso, con fiori bianchi, presenti durante la stagione estiva, mentre le more si possono raccogliere da fine agosto a settembre.

Tanti utilizzi differenti: il “Morino”

Svariati sono gli utilizzi in cucina, dal dolce al salato, ai liquori. A tal proposito non si può non citare il celeberrimo “morino”, ossia il liquore di more.

Facile da preparare, anche se i tempi di maturazione sono abbastanza lunghi. 

Dopo aver raccolto le more, circa un chilogrammo, bisognerà lavarle bene, ed immergerle in un barattolo con dell’alcool puro. 

Oltre all’alcool, che deve completamente ricoprirle, si aggiungerà anche lo zucchero, meglio se non raffinato, circa 250 grammi per chilogrammo. Si procederà mescolando per qualche minuto con un cucchiaio preferibilmente di legno, e chiudendo ermeticamente il barattolo.

Il composto dovrà “riposare” per circa quindi giorni, in un luogo fresco e asciutto, al buio. Ogni giorno sarà opportuno mescolare il tutto, per evitare che si possa depositare sul fondo.

Trascorse le due settimane, sarà necessario filtrare bene il composto, e in base alla corposità del liquore, si deciderà se allungarlo con dell’acqua, per ridurne l’intensità.

Dopodiché non resterà altro da fare che imbottigliare il “morino” e conservarlo in dispensa.

L’aroma intenso e gradevole ed il colore nero brillante accompagneranno il palato ad ogni sorso.

Ischia… more selvatiche e tanto altro ancora

Il liquore di more è tipico della Campania, in particolar modo dell’isola d’Ischia, dove sono famose le cosiddette more del Monte Epomeo, dove oltre che lungo i sentieri, è possibile ammirare queste “macchie nere” anche sulle cosiddette “parracine”, ossia i muri a secco.

L’isola verde infatti, è ricca di alberi da frutto che producono delle materie prime ottime per le diverse preparazioni cui ogni anno si dedicano le massaie ischitane. Le more selvatiche con i fichi d’india, sono sicuramente tra i frutti spontanei più golosi che la natura regala ad Ischia.

I boschi dell’isola, i paesaggi montani, il caldo non troppo intenso, la vegetazione protetta dal fogliame, rappresentano degli ottimi elementi in questo senso, soprattutto per quanti già a fine agosto si dedicano alla raccolta delle more.

Ricordiamo che storicamente, le more sono conosciute sin dal XVIII secolo, quando erano utilizzate, secondo i dogmi propri della cultura greca, per curare la gotta; all’epoca il frutto selvatico era chiamato “bacca della gotta“. Recenti prove scientifiche hanno contribuito ampiamente a scoprire il potenziale terapeutico delle more e il loro consumo in tutto il mondo. 

Importantissimo anche il supporto al sistema immunitario, il forte potere antiossidante, la presenza di acidi fenolici, flavonoidi e flavonoli, e un’importante funzione contro le patologie ossidative.

Dunque, tanti benefici e tanta bontà in un unico frutto… seppur piccolo in dimensioni, grande in proprietà.

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