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mercoledì, 6 Luglio 2022

Mondiali: inno nazionale, che emozione

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Il Mondiale è emozionante. Questo è poco ma sicuro. Lo si aspetta per quattro anni e quando arriva il fatidico mese, i tifosi di tutto il mondo si sintonizzano davanti ai televisori, i più fortunati addirittura vanno allo stadio, e fanno una vera e propria scorpacciata di calcio internazionale. La magia del Mondiale è quella di unire intere nazioni: milioni di persone che, almeno per 30 giorni, remano tutte nella stessa direzione. E più si va avanti nella competizione, più le emozioni si mischiano alla tensione e ai sogni di gloria.

Jong Tae-Se, lacrime per la Corea del Nord
Jong Tae-Se, lacrime per la Corea del Nord

Il momento forse più emozionante è quello degli inni nazionali. Momento di vera e propria unità nazionale, l’inno permette alle persone di sentirsi parte di un tutto. È, o quanto meno dovrebbe essere, uno degli istanti più solenni, che sia la visita di un Capo di Stato, la celebrazione dei Caduti o appunto una manifestazione sportiva. Ma quello che spesso passa di mente è che se l’inno provoca determinate sensazioni nei tifosi, nei dirigenti, negli allenatori o nei politici di tutto il mondo, le stesse sensazioni le provoca anche nel cuore degli atleti stessi, che oltre a provare le stesse emozioni degli altri hanno anche la tensione dell’imminente partita.

Non è così raro quindi vedere giocatori che, nel momento in cui la banda attacca con le prime note, provano un forte turbamento emotivo. Si commuovono e, perché no, piangono. In principio fu Jong Tae-Se, attaccante della Corea del Nord, che durante il Mondiale 2010 in Sudafrica scoppiò in lacrime durante l’esecuzione dell’ inno nazionale nordcoreano nella prima partita del girone contro il Brasile. La reazione del giocatore, soprannominato il ‘Rooney d’Asia’, fece il giro del mondo e ne commosse buona parte. Qualche giorno dopo la sua storia fu di dominio pubblico: nato in Giappone da genitori sudcoreani ma legati profondamente all’altra

Neymar prima di Brasile-Messico
Neymar prima di Brasile-Messico

Corea, quella del nord. Legati talmente tanto da iscrivere il loro figlio a una scuola nordcoreana di stanza in Giappone. Lì muove i primi passi come calciatore e soprattutto inizia a nutrire un forte amore verso Pyongyang e la sua gente. Dopo qualche anno si sente pronto per diventare cittadino della Corea del Nord a tutti gli effetti e dalle istituzioni giapponesi non trova resistenza. Un vero e proprio atto d’amore verso una nazione che sente propria.

Di questa edizione dei Mondiali, invece, sono le lacrime di Julio Cesar e Neymar, entrambi brasiliani, entrambi immortalati dalle telecamere con gli occhi lucidi. Il portierone verdeoro si è commosso appena iniziato l’inno, nella prima partita contro la Croazia. A fine partita dirà che “vedere tutte quelle persone allo stadio tifare per noi, e cantare il nostro inno, non può non fare effetto”.

Stessa reazione ma partita diversa per Neymar, che si è commosso mentre cantava l’ultima strofa dell’inno Da Silva prima del match con il Messico. La foto del talento brasiliano con la testa tra le mani ha fatto il giro del mondo e in pochi istanti la rete si è scatenata con le ipotesi più pittoresche: una di queste è che abbia iniziato a piangere dopo aver visto il suo nuovo look biondo platino al maxischermo.

Serey Die, in lutto per il padre
Serey Die, in lutto per il padre

L’ultimo in ordine di tempo è Sereso Geoffroy Gonzaroua Die, meglio conosciuto come Serey Die, centrocampista ventinovenne della Costa d’Avorio. Nella seconda partita del girone C contro la Colombia, inquadrato dalle telecamere durante lo svolgimento dell’Abidjanaise, l’ inno ivoriano, è scoppiato in un pianto a dirotto, inutilmente consolato dai compagni. Si pensava ad un incredibile legame verso la propria nazione. Si è scoperto qualche ora dopo che suo padre se n’era andato poco prima dell’inizio della partita. Anche questo è attaccamento alla propria identità. Probabilmente il più forte.

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