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Migranti: la strage sulle coste della Calabria

Ennesima strage di migranti avvenuta nell’alba di ieri 27 febbraio, questa volta al largo delle coste calabresi è naufragato un barcone, andato in mille pezzi di fronte. Con il bilancio di oggi è salito a 59 il numero dei cadaveri recuperati, tra cui 14 bambini e 33 donne, c’è però ancora un numero imprecisato di dispersi. Le persone salvate sono 81 dopo il tentativo di sbarco dei migranti a Steccato di Cutro, a una ventina di km da Crotone.

I superstiti sono stati soccorsi sulla spiaggia e sfamati dal personale del 118 e della Croce Rossa. Le forze dell’ordine stanno cercando di raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti per capire in quanti fossero sul barcone affondato, il quale a quanto pare, trasportasse circa 200-250 migranti provenienti da Iraq, Iran, Afghanistan e Siria.

Verso le 4 del mattino qualcuno a bordo del barcone ha tentato di lanciare l’allarme al reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Vibo Valentia, ma nella chiamata non sono state fornite notizie dell’incidente a causa dell’inglese poco comprensibile di chi chiedeva aiuto, ma gli operatori della centrale operativa hanno comunque allertato le forze dell’ordine di Crotone.

La dottoressa Laura De Paoli, medico della Fondazione Cisom cavalieri di Malta a supporto della Guardia costiera per gli interventi di soccorso in mare, ha una lunga esperienza in soccorsi in mare, era sulla motovedetta della Capitaneria di porto di Crotone intervenuta nell’immediatezza e ha dichiarato di aver provato a salvare uno dei tanti bambini purtroppo morti, ma il piccolo aveva i polmoni pieni d’acqua. La dottoressa ha operato in tanti altri salvataggi di migranti, ma questo l’ha colpita maggiormente per l’elevato numero di morti.

Numerosi gli aiuti intervenuti tempestivamente, tra cui il carabiniere intervenuto per primo, Gioacchino Fazio, carabiniere in servizio alla stazione radiomobile di Crotone. Subito dopo il suo arrivo sulla spiaggia di Steccato di Cutro si presenta una scena drammatica: le prime persone ancora in vita con i volti sanguinanti che indicavano il luogo del presunto impatto dell’imbarcazione. Così, i militari subito si sono tuffati in mare per recuperare quante più persone vive possibili e cercare di non far risucchiare gli altri corpi dal mare, ma il vento e le onde erano molto forti ed era buio.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo aver espresso il proprio dolore per il naufragio sollecita un forte impegno della comunità internazionale per rimuovere le cause alla base dei flussi di migranti, quali guerre, persecuzioni, terrorismo, povertà e adottare misure per evitare queste stragi di vite umane.